Il round contro il vuoto

IL ROUND CONTRO IL VUOTO
Da Million Dollar Baby alla Comunità Terapeutico-Riabilitativa

“Ognuno di noi è portatore di una mancanza da quando nasce.”

Caspar David Friedrich - Il viandante sul mare di nebbia - Hamburger Kunsthaal, Amburgo
Caspar David Friedrich – Il viandante sul mare di nebbia – Hamburger Kunsthaal, Amburgoclicca sull’immagine per saperne di più

È da qui che prosegue il viaggio tematico dei ragazzi nel “gruppo del Martedì”, una serie di incontri condotti dal direttore della Comunità, Mimmo Maggi, per portare la riflessione ad un livello diverso, più colloquiale, più umanistico, se vogliamo, rispetto alle altre attività svolte a Potenza Città Sociale. L’obiettivo è offrire agli ospiti l’opportunità di incuriosirsi di ciò che vedono e vivono, allenarsi al pensiero che connette, che collega l’esperienza quotidiana, che spesso scivola via lungo la frenesia di tutti i giorni, con la capacità di scendere nel profondo, nell’essenza delle cose, di sé stessi. Non è un gruppo terapeutico, ribadisce il direttore, non si entra nelle storie di ciascuno, non ci sono regole o setting pre-impostati. Gli unici requisiti sono il desiderio di ascoltare, di riflettere e, conseguentemente, la presenza fisica e “spirituale”. È necessario accogliere ed elaborare, fare propri concetti talvolta complessi ed usarli all’interno del proprio percorso personale, nel modo in cui si ritiene possibile.

Si parte da spunti apparentemente superficiali, come una frase, un passo della Bibbia, un film, e si approfondiscono alcuni aspetti, si rimescolano, si arricchiscono con parallelismi ed analogie. Oggi si partiva da Million Dollar Baby, il film di Clint Eastwood, che interpreta anche uno dei personaggi principali, con Hilary Swank e Morgan Freeman.

L’ambientazione principale è una polverosa palestra di periferia, di quelle consumate dal tempo e dall’utilizzo, che non danno l’idea di grandi pretese né aspettative. La gestisce Frankie-Eastwood, ex pugile, ora allenatore e manager, insieme a Scrap-Freeman che si prende cura della palestra, ex allievo di Frankie nonché suo unico amico, cieco da un occhio in seguito ad un incontro andato particolarmente male. Million Dollar BabyUn giorno si presenta da loro Maggie-Swank, che insiste a lungo per poter essere allenata da Frank, nonostante abbia già 32 anni. Oltre ad essere un’età avanzata per cominciare a fare boxe, probabilmente è anche molto vicina a quella della figlia di Frankie, una donna di cui conosciamo solo l’avversione per le lettere che il padre le scrive con costanza, lettere che tuttavia tornano sempre indietro, mai aperte. Quando finalmente l’anziano allenatore si decide ad accogliere la giovane donna, la sottopone ad allenamenti duri ed estenuanti, che Maggie utilizzerà, insieme alla sua forza di volontà, per vincere diversi incontri, fino a gareggiare per il titolo mondiale.

È chiaro come il tema del vuoto attraversi l’intero film, ad esempio nella mancanza di una famiglia affettuosa per Maggie o nella lontananza della figlia per Frankie, uomo indurito e pieno di dubbi. È proprio su tale mancanza, tuttavia, che avviene l’incontro tra di loro. È a partire da quel vuoto che Maggie diventa “il mio tesoro” per Frankie. La giovane donna cerca un’appartenenza, una scintilla che rianimi il fuoco spento dal non essersi mai sentita amata nella sua famiglia, l’anziano burbero cerca un riscatto, una persona da proteggere e promuovere, per sanare la ferita aperta dalla rottura della relazione con una figlia, o il suo fantasma. È solo attraverso l’impegno reciproco che riescono a risollevarsi e, sostenuti anche da Scrap, a lottare per il titolo mondiale. Il prezzo da pagare sarà alto, e porterà Frankie a pentirsi di aver assecondato il desiderio di gareggiare della ragazza. Sarà Scrap a rincuorarlo, portandolo a riflettere su quanto, al di là dell’esito, le abbia offerto la possibilità di raggiungere il suo sogno più grande, di colmare la mancanza che si portava dietro.

Million Dollar Baby parla, in fondo, anche degli ospiti della comunità, anzi, di tutti noi. Nel momento stesso in cui usciamo dalla pancia di nostra madre ci separiamo per sempre dalla completezza, dalla perfezione, e veniamo messi di fronte al limite, alla mancanza. Ciascuno di noi, nessuno escluso, è chiamato nel corso della propria vita a fare i conti con quel pezzo che ci manca. È proprio la mancanza che ci spinge a dare un senso alla nostra vita, a costruire una vita piena. Quando, però, c’è una difficoltà ad alimentare la scintilla di vita quella stessa mancanza si trasforma in un vuoto incolmabile, un’angoscia che bisogna a tutti i costi riempire. Talvolta con la relazione con una persona, talvolta con particolari attività, talvolta con le sostanza, che illudono di raggiungere quella situazione idilliaca del grembo materno brutalmente preclusa. Il piacere diventa allora godimento senza limite.

Il Padre è posto a guardia di tutto questo. Non “Padre” inteso come genitore di sesso maschile, ma come modello, come funzione. Padre è tutto ciò che simbolicamente rimanda alla figura che taglia il cordone ombelicale che ci lega al materno, a quelle fantasie di fusione. Padre è Frankie, che aiuta Maggie a tagliare il filo con la sua storia di sofferenza, di cui si era nutrita fino all’incontro con l’ex-pugile; è ciò che ci strappa via dalle protesi che abbiamo costruito per avere l’illusione di poter riacquistare la completezza, la perfezione quando e come vogliamo. Tutto e subito. Padre significa “Legge”, che nulla ha a che fare con il senso giuridico del termine. Si parla di una Legge interna, “intrinseca” dell’umanità che, se tende a scomparire in quel Grembo Materno, fatto di onnipotenza, di Follia nella sua accezione più profonda di “condizione in cui tutto diviene possibile”, viene rappresentata dall’Uomo portatore del limite, della realtà. E con essi dei valori per potervi far fronte. È interiorizzando il Padre, la “Legge”, con la fatica di un pugile che si allena, che siamo in grado di superare il nostro sogno originario di colmare il vuoto e di diventare ciò che siamo e che potremmo essere proprio attraverso la mancanza. È il piacere che coesiste e si colloca nella Legge, nella “Parola del padre” che ci permette di coltivare il desiderio di vita e di “innamorarci del limite”, abbandonare cioè la fantasia di onnipotenza, di onniscienza, in favore di ciò che possiamo e vogliamo essere.

Il problema della “dipendenza”, da questa prospettiva, non è la Morte. Si può morire anche semplicemente inciampando e finendo con la testa contro uno sgabello, per quanto le sostanze in particolare ne aumentino il rischio. Il problema della dipendenza è l’inesistenza della Vita, rifugiarsi nel pubblico, spettatori della propria esistenza, invece di combattere sul ring; nascondersi nella pancia della mamma invece di fare i conti con le proprie ferite, i propri limiti, i propri vuoti. Arrendersi.

La Comunità, fatta dai terapeuti, dagli operatori, ma anche dagli altri ospiti, si assume la responsabilità di essere Frankie e Scrap allo stesso tempo. È Frankie nel momento in cui tende alla Maggie della situazione una mano per incoraggiarla ad incanalare la scintilla di vita sopita dai vuoti vissuti, ma è anche Scrap, nel momento in cui si prende cura dei luoghi e delle persone, del funzionamento della palestra più difficile, quella della vita. La Comunità permette di fare uso di un Padre per ingerirlo al proprio interno e portarlo con sé una volta fuori dai cancelli. Alla base, tuttavia, c’è l’impegno e la fame di vita di Maggie, dell’ospite. Può accadere che oltre i confini della “Città Sociale” qualcuno muoia, questo lo si mette in conto. Ma chiunque muore, muore da guerriero, da lottatore. Muore da combattente, dopo essersi allenato in Comunità per inseguire il proprio Sogno. La sconfitta è una vittoria, molto più di quanto non lo sia una resa.

Ufficio Stampa Insieme

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