OPERAI EDILI

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Eccoci, come ogni giorno, riuniti in equipe a confrontarci su come fare per funzionare al meglio. Sedie più lontane l’una dall’altra, cuori più vicini. Ciascuno dice la sua, offre un suo punto di vista, esprime dubbi, preoccupazioni, tira fuori qualche battuta per alleggerire l’intensità degli attimi di isolamento forzato che, all’unisono, viviamo tutti nel mondo intero. Mentre noi parliamo nell’intimità dell’ampia sala Impastato che ci consente di rimanere connessi mantenendo la giusta distanza, al di fuori dei confini di#potenzacittàsociale, al margine delle strade deserte, in qualche punto imprecisato intorno alle serrande chiuse ed alle finestre sbarrate, il grido muto del disagio continua ininterrotto, forse addirittura amplificato dal silenzio assordante delle città sopite. Voci stentate, graffiate, di chi rischia di rimanere abbandonato: chi ha una disabilità, chi ha una dipendenza, chi non ha assolutamente nulla, neanche un tetto dove rifugiarsi, neanche delle pareti dietro le quali difendersi dal virus.

È il grido d’aiuto degli ultimi, i dannati della società, e fra questi si distingue bene quello di chi continua a condannarsi giorno dopo giorno. Per una scelta responsabile a tutela dei ragazzi che già abbiamo in carico abbiamo convogliato tutte le nostre forze sulla struttura di Potenza, chiudendoci, per un atto d’amore verso noi stessi e gli altri, agli ingressi ed alle visite sul territorio, coltivando la risorsa che deriva dalla possibilità di ritrovarci, protetti dai nostri cancelli, dandoci del tempo per poter avere uno sguardo più profondo al nostro interno ed uno più lucido al contesto fuori da noi.

Quando abbiamo scelto la nostra mission, la cura della persona attraverso la relazione come primo ed inderogabile valore non sapevamo che saremmo stati messi così duramente alla prova. Ma non possiamo permetterci di lasciare da solo chi grida arrancando; non vogliamo lasciare soli i ragazzi del Centro Socio-Educativo di Picerno, gli Ospiti in diurna delle nostre strutture, le famiglie che aiutiamo tramite il banco alimentare. Non possiamo non aprirci alle richieste del territorio, delle carceri sovraffollate ed a rischio, dei Ser.D, sottodimensionati che non riescono a gestire il numero degli utenti. Il nuovo coronavirus ci ha tolto la normalità della quotidianità, ci ha tolto il contatto fisico, la gioia di stare all’aperto, ma non potrà mai toglierci la spinta alla vita, quella a condividerla con l’Altro, soprattutto nel momento del bisogno. Eccoci qui, quindi, chiamati ad assumerci la responsabilità delle nostre scelte e dei nostri principi.

Abbiamo discusso a lungo del significato più profondo di essere operatori sociali, delle scelte coraggiose che implica, ispirati dai medici e dagli infermieri che eroicamente, in queste ore, si mettono a rischio per prestare fede al giuramento di Ippocrate, a quel patto tra la loro professione e la collettività, al di là degli strumenti che hanno e che gli vengono dati. Molti di noi hanno dovuto e devono continuamente prendere decisioni difficili, a volte perfino rinunciare alla possibilità di stare con i propri cari. Siamo in tempi di guerra, le armi del nemico sono grandi pochi nanometri, e fanno il rumore del silenzio delle strade. Siamo in trincea mentre tutto intorno a noi viene scosso dalle fondamenta e rischia di crollare giorno dopo giorno, ora dopo ora. Era prevedibile che mentre tutto chiude, qualcosa dentro ciascuno di noi avrebbe cominciato ad aprirsi. Le insicurezze, le angosce, i vuoti, spesso tenuti sopiti dalle routine quotidiane, dalle rumorose frenesie di tutti i giorni. Avevamo messo in conto che la richiesta sarebbe salita, che le persone avrebbero cominciato ad accusare il peso della solitudine, del dover “stare” e, provando invano a fare ricorso alle vecchie modalità messe in campo in tempi di crisi, avrebbero poi cercato un aiuto esterno.

Non possiamo essere sordi a questa ricerca, a questa voce stentata che ci chiama al nostro dovere morale, sociale, professionale. È vero, non possiamo combattere insieme agli operatori sanitari degli ospedali, ma possiamo armarci di “cazzuola e caldarella” e pensare ad un piano per ricostruire e continuare a fare il nostro lavoro. È quello che intendiamo fare, e quello che chiediamo a gran voce alle istituzioni è di darcene modo al più presto. Da subito.

In tempi di guerra non servono solo soldati, servono anche operai edili che sappiano continuare a costruire, a ricostruire, a puntellare dove tutto sembra voler stramazzare al suolo. Un operatore sociale, per noi, è questo, e ci stiamo attrezzando per montare una nuova impalcatura che sorregga il peso di chi si sente sprofondare.

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    #potenzacittasociale ai tempi del coronavirus. Solo nella condivisione ce la possiamo fare

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    In questi minuti si scrive in città, una pagina bellissima di #condivisione e#solidarietà.

    Ringraziamo Associazione insieme onlus coi i ragazzi della #pizzeriasociale l’#inciampo per aver offerto sprazzi di serenità ed emozione, a nostri concittadini in stato di bisogno.

    Grazie come sempre alla disponibilità della #protezionecivilecomunale Falchi Protezione Civile per il supporto logistico. Collaborando, #Potenza diventa invincibile.

    #andràtuttobene #potenzasiaiuta #Magazzinisociali

     
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      BANDO DI SELEZIONE 2019 PER I VOLONTARI DEL SERVIZIO CIVILE NAZIONALE

      Fra gli allegati troverete i calendari per le selezioni relative ai diversi progetti di Servizio Civile.

      BANDO DI SELEZIONE 2019 PER I VOLONTARI DEL SERVIZIO CIVILE NAZIONALE

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      È stato pubblicato il bando per la selezione dei volontari dei progetti servizio civile nazionale presentati all’UNSC a gennaio 2019. Gli aspiranti operatori volontari dovranno presentare la domanda di partecipazione esclusivamente attraverso la piattaforma Domande on Line (DOL) raggiungibile tramite PC, tablet e smartphone all’indirizzo:

      https://domandaonline.serviziocivile.it

      Le domande di partecipazione devono essere presentate entro e non oltre le ore 14.00 del 10 ottobre 2019. INSIEME per il sociale L’Associazione Insieme ONLUS e la Fattoria Sociale “Le Tre Querce” della Cooperativa Sociale L’Aquilone Insieme ONLUS aderendo alla rete del CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza) hanno presentato, nell’ambito del Servizio Civile Nazionale, i progetti: “La droga c’è: imparo a gestirla” (rivolto a 4 volontari) avente l’obiettivo di Sviluppare un modello di promozione di capacità di autoregolazione nell’utilizzo di sostanze, prevenendo l’insorgenza o la ricaduta nella dipendenza – Sviluppare nei tossicodipendenti o in chi è a rischio tossicodipendenza: o Competenze per il riconoscimento dei segnali deboli della perdita di controllo o Competenze per il riconoscimento delle condizioni che agiscono nella perdita di controllo o Competenze per lo sviluppo di strategie attive di autoregolazione o Reti relazionali di sostegno nella gestione del rapporto con le sostanze che tuteli dalla dipendenza – Definire e validare un primo prototipo di intervento per promuovere capacità di autoregolazione in chi utilizza sostanza – Sviluppare una consapevolezza nelle comunità rispetto al fenomeno della dipendenza e ai suoi indicatori, oltre che alle possibili risposte preventive – Realizzare, perfezionare e validare un modello di intervento trasferibile in altri contesti – Diffondere il modello e promuoverne l’integrazione nelle politiche educative e sociali e “Eti-cultura” (rivolto a 2 volontari) avente l’obiettivo di Sviluppare e diffondere un modello di marketing specifico per le realtà di agricoltura sociale, favorendo un incremento di vendite e la creazione di nuove relazioni con la comunità – Sviluppare nei soci lavoratori competenze: o Per riconoscere le potenzialità e gli aspetti critici del proprio tradizionale modello di promozione; o Per avviare e realizzare azioni di comunicazione specifiche, volte alla diffusione dei prodotti; o Per sviluppare e gestire una rete di clienti fiduciari. – Progettare e realizzare un piano di comunicazione (denominato “Valore sociale”) e di diffusione dei prodotti delle realtà di agricoltura sociale coinvolte. – Modellizzare e diffondere un prototipo di promozione dell’agricoltura sociale. – Aumentare la conoscenza da parte di potenziali clienti, del valore solidaristico delle pratiche di agricoltura sociale. – Aumentare i clienti, sia in termini numerici, sia in termini di acquisto. – Aumentare la fidelizzazione dei clienti (acquisti reiterati e abituali). – Sviluppare una consapevolezza nelle comunità rispetto alla dimensione etica della agricoltura sociale. – Diffondere il modello e promuoverne l’integrazione nelle politiche sociali. Aderire ad uno dei progetti significa compiere un’esperienza di cittadinanza attiva, impegnandosi nei settori della marginalità, ma anche della promozione del benessere sociale. Significa crescere, imparare a lavorare in gruppo, a realizzare un progetto di aiuto, a confrontarsi con i problemi e le difficoltà sociali. Il servizio civile, rivolto a 6 (sei) volontari, verrà svolto presso l’Associazione Insieme nella sede di Potenza in viale del Basento 102 e presso la Fattoria Sociale “Le Tre Querce” sita in Picerno (PZ) in Strada Picerno-Baragiano.

      Il servizio civile offrirà un’esperienza formativa e di crescita personale. Si tratta di un’occasione per sperimentarsi e per rafforzare le proprie competenze tecnico/professionali rispetto all’ambito del progetto.

      Di seguito tutte le informazioni utili per inviare la propria candidatura.

      Per accedere ai servizi di compilazione e presentazione domanda sulla piattaforma DOL occorre essere riconosciuto dal sistema, che può avvenire in due modalità:

      Per accedere ai servizi di compilazione e presentazione domanda sulla piattaforma DOL occorre essere riconosciuto dal sistema, che può avvenire in due modalità: 1. I cittadini italiani residenti in Italia o all’estero e i cittadini di Paesi extra Unione Europea regolarmente soggiornanti in Italia possono accedervi esclusivamente con SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale agid.gov.it/it/piattaforme/spid sono disponibili tutte le informazioni su cosa è SPID, quali servizi offre e come si richiede. 2. I cittadini appartenenti ad un Paese dell’Unione Europea diverso dall’Italia o a Svizzera, Islanda, Norvegia e Liechtenstein, che ancora non possono disporre dello SPID, e i cittadini di Paesi extra Unione Europea in attesa di rilascio di permesso di soggiorno, possono accedere ai servizi della piattaforma DOL previa richiesta di apposite credenziali al Dipartimento, secondo una procedura disponibile sulla home page della piattaforma stessa.

      Importante: Possono presentare domanda i giovani senza distinzione di sesso che, alla data di presentazione della domanda, abbiano compiuto i 18 e non superato i 28 anni di età (28 anni e 364 giorni) e siano in possesso dei seguenti requisiti: • cittadini italiani oppure • cittadini degli altri Paesi dell’Unione europea oppure • cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti; non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici o di criminalità organizzata. Non costituiscono cause ostative alla presentazione della domanda di servizio civile: aver interrotto il servizio civile nazionale a conclusione di un procedimento sanzionatorio a carico dell’ente originato da segnalazione dei volontari; aver già svolto il servizio civile nell’ambito del programma europeo “Garanzia Giovani” e nell’ambito del progetto sperimentale europeo IVO4ALL. I volontari impegnati, nel periodo di vigenza del presente bando, nei progetti per l’attuazione del Programma europeo Garanzia Giovani possono presentare domanda ma, qualora fossero selezionati come idonei, potranno iniziare il servizio civile solo a condizione che si sia intanto naturalmente conclusa – secondo i tempi previsti e non a causa di interruzione da parte del giovane – l’esperienza di Garanzia Giovani.

      Per qualsiasi informazione è inoltre possibile rivolgersi presso la sede in Viale del Basento n. 102, Potenza – tel. 0971601056.

      IN ALLEGATO I PROGETTI

      pdf-icon-png-pdf-zum-download-2La droga c’è imparo a gestirla
      pdf-icon-png-pdf-zum-download-2Eti-cultura 
      pdf-icon-png-pdf-zum-download-2Calendario selezioni “La droga c’è imparo a gestirla” – Associazione Insieme
      pdf-icon-png-pdf-zum-download-2Calendario selezioni “La droga c’è imparo a gestirla” – Fattoria Sociale “Le 3 Querce”
      pdf-icon-png-pdf-zum-download-2Calendario selezioni “Eti-Cultura” 
      pdf-icon-png-pdf-zum-download-2Graduatorie selezioni “La_droga_cè_imparo_a_gestirla” – Associazione Insieme e Fattoria Sociale “Le 3 Querce”
      pdf-icon-png-pdf-zum-download-2Graduatorie selezioni “Eti-Cultura”- Fattoria Sociale “Le 3 Querce”
                           
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        Niente di nuovo sul fronte libico?

        NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE LIBICO?

        Khalifa Abo Khraisse a Potenza per parlare della “Questione Libica”

        tripoliIeri sera il Ce.St.Ri.M. ha ospitato Khalifa Abo Khraisse, regista e sceneggiatore libico, corrispondente dalla Libia per l’Internazionale, noto settimanale di informazione, per un evento dal titolo eloquente: “Cosa sta succedendo in Libia?” È vero, tutti ormai abbiamo il nome “Libia” stampato nella mente. Rappresenta il punto iniziale di un segmento che collega i flussi migratori alle nostre coste, e non c’è bisogno di dire quanto ne abbiamo piene le orecchie di notizie sull’immigrazione e sui migranti. Khalifa, anche con una straordinaria ironia, ci permette però di zoomare sul grande indefinito punto nero di quel Paese, sulle dinamiche geopolitiche che contrappongono Serraj, attuale presidente riconosciuto dall’ONU come legittimo reggente dello Stato e Haftar, generale che guida l’assedio a Tripoli, cuore e capitale della Nazione. Si parla di mosse politiche, certo, degli schieramenti che si contendono il potere e il diritto a guidare lo Stato, dei forti interessi economici che riguardano la distribuzione delle risorse, principalmente petrolifere, verso il nord-ovest del mondo, ma il focus non è né sugli scettri nè sulle monete. Khalifa si concentra sul popolo e ci racconta di come la questione libica sia come la sua prima esperienza dal barbiere in Italia. Quest’ultimo gli aveva assicurato di saper parlare bene l’inglese, ma alla sua richiesta di dare “giusto una spuntatina” aveva falciato alla base i capelli con la macchinetta. Allo stesso modo le potenze, interne ed esterne, sostengono di conoscere la Libia, ma il suo popolo rimane tutt’oggi inascoltato, invisibile, inesistente. Nessuno si preoccupa per loro. L’Occidente è troppo impegnato a condurre una trattativa che va avanti dai tempi di Gheddafi, immodificata nonostante cambino nomi e volti: Quanti galloni di petrolio si possono portare ad Ovest? A quanto? Quanti migranti potete trattenere nel frattempo? A quanto? La conoscenza che abbiamo della Libia si ferma al numero di barili fratto, o moltiplicato, a seconda del colore politico, il numero di persone che non vengono a tediarci con la paura, con la guerra, con la povertà da questo lato della barricata. L’informazione comandata, sia essa filo-Serraj o filo-Haftar, che non fa trapelare nulla delle reali condizioni dei Centri di Detenzione del Paese, è perfettamente adeguata allo scopo. In questo modo le questioni migratorie offuscano un reale dibattito sul senso della guerra, e il gioco dei troni versione nord-Africa offusca le questioni umanitarie. È un gioco delle tre carte in cui, come sempre, vince il banco, in cui, come sempre, ciò che vediamo è sempre almeno un terzo di ciò che succede sull’altra faccia della medaglia. Mentre le Nazioni Unite, che come primo scopo, nella loro mission, hanno la promozione della pace, sovvenzionano la guerra, Italia compresa, qui nel Grande Stivale dibattiamo sulla chiusura e/o sulla sicurezza dei porti.

        “Non ci interessa, in sostanza, di cosa stia succedendo in Libia, caro Khalifa. Tu, povero illuso, che hai accettato di essere relatore in un incontro ancor prima di sapere dove fosse stato organizzato, devi fartene una ragione: in occidente siamo un popolo di barbieri che parla solo attraverso frazioni o prodotti. La tua lingua non la capiamo o non ci interessa capirla. Mi dispiace, ma dovrai tornare indietro, per di più con un orrendo taglio di capelli.” E tu? Sottoscrivi o comprendi quanto quello che sta succedendo in Libia ci riguarda da molto vicino?

        Ufficio Stampa Insieme
        Fabio Stefanelli

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          Quale “soluzione” per Quale risultato – un approccio lessicale e matematico

          QUALE “SOLUZIONE” PER QUALE RISULTATO

          Capitolo 1 – Un approccio lessicale e matematico

          big-brotherGUERRA è Pace
          Sicurezza è CONTROLLO
          IGNORANZA è Forza

          In questi ultimi mesi molto si sta parlando di Sicurezza. Ci troviamo di fronte a binomi sempre più inscindibili: Italia Sicura, Case Sicure, Scuole Sicure. Tutto molto giusto. Questo, dal punto di vista pratico, in ogni caso, si è tradotto e si sta traducendo in più controlli, più telecamere, più rigore. La linea politica e sociale è chiara e lineare: di fronte alla Paura si risponde con il Controllo. Certo, se ci si potesse soffermare, in questa ansiosa frenesia, ci si accorgerebbe che Sicurezza e Controllo non sono neanche lontanamente sinonimi, da nessun punto di vista, neanche da quello puramente lessicale. Anzi, il Controllo è compagno dell’Insicurezza, che guarda caso è proprio l’esatto contrario di Sicurezza. Siamo Insicuri, che ridotto ai minimi termini vuol dire che abbiamo poca fiducia. Sostituendo quest’espressione ai termini iniziali, il risultato è che abbiamo poca fiducia nell’Italia come “casa accogliente”, poca fiducia nelle forze dell’ordine a protezione delle nostre case, poca o nulla fiducia negli insegnanti e negli alunni, torturatori o spacciatori. La nostra risposta rimane comunque il Controllo.

          Tagliare + Soffocare x Solitudine. Tagliare l’accoglienza, rendendo possibile solo quella che bada esclusivamente al guadagno; Soffocare la libertà, aggiungendo telecamere e cani laddove c’è violenza e droga, anche nella scuola; legalizzare la Solitudine. Siamo soli. Dobbiamo proteggerci da soli, vedercela da soli, crescere da soli. Se l’unione fa la forza, la solitudine ci rende vulnerabili. Insicuri appunto.
          + Controllo = + Insicurezza → + Insicurezza = + Controllo.
          Stiamo promuovendo un’Italia InSicura, delle Case InSicure, delle Scuole InSicure. Voi che ne pensate, siete “sicuri” che il Controllo sia l’unica via verso la Sicurezza? L’ardua sentenza non spetta ai posteri, ma a noi tutti. Oggi.

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            Casa dei diritti si traduce in inglese per Picerno, Capitale dei Diritti dei più deboli

            CASA DEI DIRITTI SI TRADUCE IN INGLESE PER PICERNO, CAPITALE DEI DIRITTI

            WhatsApp Image 2019-04-12 at 11.17.47In questi giorni, nell’ambito dell’iniziativa Capitale per un giorno, in cui Picerno è diventata Capitale dei diritti dei più deboli, Casa dei Diritti ha ospitato il Vito Marcantonio Forum da New York. Il percorso interattivo sulla Costituzione e la Giustizia si è rivestito di internazionalità dialogando in inglese con chi, dall’altro lato del mondo, non ha dimenticato le proprie radici. ___Quando si parla di Idee, di Valori condivisi, si parla la stessa lingua, anche se con due idiomi diversi. E con Vito Marcantonio, originario di Picerno, avremmo parlato la lingua di chi si schiera sempre dalla parte dei più deboli, degli esclusi, degli ultimi. Dei Diritti. Perchè Diritto vuol dire Giustizia. Non c’è l’uno senza l’altra e viceversa.WhatsApp Image 2019-04-12 at 11.14.02 ___Casa dei Diritti, l’esposizione permanente a Picerno Città Sociale, incarna appieno questa filosofia, e si propone come presidio per la memoria e la riflessione in un viaggio che parte dalla fine del nazifascismo ed alla faticosa, rapida e grandiosa opera della costituzione e della giustizia italiana ed approda laddove quella giustizia è stata difesa a caro prezzo, laddove quella costituzione è stata protetta a costo della vita dalla prevaricazione dei pochi. I volti e le sagome dei “Titani” della lotta alla malavita organizzata ci guidano, attraverso le installazioni creative, nella comprensione della Mafia che, nonostante abbia, in quanto fenomeno umano, un inizio ed una fine, è ancora viva ed in piena attività, lavorando in modo più nascosto, meno appariscente, dietro le distrazioni socio-politiche attuali.

                In un periodo in cui i Diritti non fanno più audience, Casa dei Diritti resta aperta, pur se poco conosciuta e sfruttata sul territorio locale, per le scuole ed i cittadini, per rifondare la cultura della Giustizia sopra quella della Legalità, del Desiderio sopra quella del Dovere, della Libertà sopra quella della sua illusione.

            Per saperne di più su Casa dei diritti clicca qui
            Vuoi sapere chi era Vito Marcantonio? clicca qui

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              Il round contro il vuoto

              IL ROUND CONTRO IL VUOTO
              Da Million Dollar Baby alla Comunità Terapeutico-Riabilitativa

              “Ognuno di noi è portatore di una mancanza da quando nasce.”

              Caspar David Friedrich - Il viandante sul mare di nebbia - Hamburger Kunsthaal, Amburgo
              Caspar David Friedrich – Il viandante sul mare di nebbia – Hamburger Kunsthaal, Amburgoclicca sull’immagine per saperne di più

              È da qui che prosegue il viaggio tematico dei ragazzi nel “gruppo del Martedì”, una serie di incontri condotti dal direttore della Comunità, Mimmo Maggi, per portare la riflessione ad un livello diverso, più colloquiale, più umanistico, se vogliamo, rispetto alle altre attività svolte a Potenza Città Sociale. L’obiettivo è offrire agli ospiti l’opportunità di incuriosirsi di ciò che vedono e vivono, allenarsi al pensiero che connette, che collega l’esperienza quotidiana, che spesso scivola via lungo la frenesia di tutti i giorni, con la capacità di scendere nel profondo, nell’essenza delle cose, di sé stessi. Non è un gruppo terapeutico, ribadisce il direttore, non si entra nelle storie di ciascuno, non ci sono regole o setting pre-impostati. Gli unici requisiti sono il desiderio di ascoltare, di riflettere e, conseguentemente, la presenza fisica e “spirituale”. È necessario accogliere ed elaborare, fare propri concetti talvolta complessi ed usarli all’interno del proprio percorso personale, nel modo in cui si ritiene possibile.

              Si parte da spunti apparentemente superficiali, come una frase, un passo della Bibbia, un film, e si approfondiscono alcuni aspetti, si rimescolano, si arricchiscono con parallelismi ed analogie. Oggi si partiva da Million Dollar Baby, il film di Clint Eastwood, che interpreta anche uno dei personaggi principali, con Hilary Swank e Morgan Freeman.

              L’ambientazione principale è una polverosa palestra di periferia, di quelle consumate dal tempo e dall’utilizzo, che non danno l’idea di grandi pretese né aspettative. La gestisce Frankie-Eastwood, ex pugile, ora allenatore e manager, insieme a Scrap-Freeman che si prende cura della palestra, ex allievo di Frankie nonché suo unico amico, cieco da un occhio in seguito ad un incontro andato particolarmente male. Million Dollar BabyUn giorno si presenta da loro Maggie-Swank, che insiste a lungo per poter essere allenata da Frank, nonostante abbia già 32 anni. Oltre ad essere un’età avanzata per cominciare a fare boxe, probabilmente è anche molto vicina a quella della figlia di Frankie, una donna di cui conosciamo solo l’avversione per le lettere che il padre le scrive con costanza, lettere che tuttavia tornano sempre indietro, mai aperte. Quando finalmente l’anziano allenatore si decide ad accogliere la giovane donna, la sottopone ad allenamenti duri ed estenuanti, che Maggie utilizzerà, insieme alla sua forza di volontà, per vincere diversi incontri, fino a gareggiare per il titolo mondiale.

              È chiaro come il tema del vuoto attraversi l’intero film, ad esempio nella mancanza di una famiglia affettuosa per Maggie o nella lontananza della figlia per Frankie, uomo indurito e pieno di dubbi. È proprio su tale mancanza, tuttavia, che avviene l’incontro tra di loro. È a partire da quel vuoto che Maggie diventa “il mio tesoro” per Frankie. La giovane donna cerca un’appartenenza, una scintilla che rianimi il fuoco spento dal non essersi mai sentita amata nella sua famiglia, l’anziano burbero cerca un riscatto, una persona da proteggere e promuovere, per sanare la ferita aperta dalla rottura della relazione con una figlia, o il suo fantasma. È solo attraverso l’impegno reciproco che riescono a risollevarsi e, sostenuti anche da Scrap, a lottare per il titolo mondiale. Il prezzo da pagare sarà alto, e porterà Frankie a pentirsi di aver assecondato il desiderio di gareggiare della ragazza. Sarà Scrap a rincuorarlo, portandolo a riflettere su quanto, al di là dell’esito, le abbia offerto la possibilità di raggiungere il suo sogno più grande, di colmare la mancanza che si portava dietro.

              Million Dollar Baby parla, in fondo, anche degli ospiti della comunità, anzi, di tutti noi. Nel momento stesso in cui usciamo dalla pancia di nostra madre ci separiamo per sempre dalla completezza, dalla perfezione, e veniamo messi di fronte al limite, alla mancanza. Ciascuno di noi, nessuno escluso, è chiamato nel corso della propria vita a fare i conti con quel pezzo che ci manca. È proprio la mancanza che ci spinge a dare un senso alla nostra vita, a costruire una vita piena. Quando, però, c’è una difficoltà ad alimentare la scintilla di vita quella stessa mancanza si trasforma in un vuoto incolmabile, un’angoscia che bisogna a tutti i costi riempire. Talvolta con la relazione con una persona, talvolta con particolari attività, talvolta con le sostanza, che illudono di raggiungere quella situazione idilliaca del grembo materno brutalmente preclusa. Il piacere diventa allora godimento senza limite.

              Il Padre è posto a guardia di tutto questo. Non “Padre” inteso come genitore di sesso maschile, ma come modello, come funzione. Padre è tutto ciò che simbolicamente rimanda alla figura che taglia il cordone ombelicale che ci lega al materno, a quelle fantasie di fusione. Padre è Frankie, che aiuta Maggie a tagliare il filo con la sua storia di sofferenza, di cui si era nutrita fino all’incontro con l’ex-pugile; è ciò che ci strappa via dalle protesi che abbiamo costruito per avere l’illusione di poter riacquistare la completezza, la perfezione quando e come vogliamo. Tutto e subito. Padre significa “Legge”, che nulla ha a che fare con il senso giuridico del termine. Si parla di una Legge interna, “intrinseca” dell’umanità che, se tende a scomparire in quel Grembo Materno, fatto di onnipotenza, di Follia nella sua accezione più profonda di “condizione in cui tutto diviene possibile”, viene rappresentata dall’Uomo portatore del limite, della realtà. E con essi dei valori per potervi far fronte. È interiorizzando il Padre, la “Legge”, con la fatica di un pugile che si allena, che siamo in grado di superare il nostro sogno originario di colmare il vuoto e di diventare ciò che siamo e che potremmo essere proprio attraverso la mancanza. È il piacere che coesiste e si colloca nella Legge, nella “Parola del padre” che ci permette di coltivare il desiderio di vita e di “innamorarci del limite”, abbandonare cioè la fantasia di onnipotenza, di onniscienza, in favore di ciò che possiamo e vogliamo essere.

              Il problema della “dipendenza”, da questa prospettiva, non è la Morte. Si può morire anche semplicemente inciampando e finendo con la testa contro uno sgabello, per quanto le sostanze in particolare ne aumentino il rischio. Il problema della dipendenza è l’inesistenza della Vita, rifugiarsi nel pubblico, spettatori della propria esistenza, invece di combattere sul ring; nascondersi nella pancia della mamma invece di fare i conti con le proprie ferite, i propri limiti, i propri vuoti. Arrendersi.

              La Comunità, fatta dai terapeuti, dagli operatori, ma anche dagli altri ospiti, si assume la responsabilità di essere Frankie e Scrap allo stesso tempo. È Frankie nel momento in cui tende alla Maggie della situazione una mano per incoraggiarla ad incanalare la scintilla di vita sopita dai vuoti vissuti, ma è anche Scrap, nel momento in cui si prende cura dei luoghi e delle persone, del funzionamento della palestra più difficile, quella della vita. La Comunità permette di fare uso di un Padre per ingerirlo al proprio interno e portarlo con sé una volta fuori dai cancelli. Alla base, tuttavia, c’è l’impegno e la fame di vita di Maggie, dell’ospite. Può accadere che oltre i confini della “Città Sociale” qualcuno muoia, questo lo si mette in conto. Ma chiunque muore, muore da guerriero, da lottatore. Muore da combattente, dopo essersi allenato in Comunità per inseguire il proprio Sogno. La sconfitta è una vittoria, molto più di quanto non lo sia una resa.

              Ufficio Stampa Insieme

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                Bisogna essere Maschilisti

                BISOGNA ESSERE MASCHILISTI

                Domenica a Verona si è concluso il congresso organizzato dai movimenti per la famiglia tradizionale. Un evento che, tra le critiche ed i cortei di protesta, aveva all’ordine del giorno la necessità di affrontare temi delicati come il divorzio, l’aborto, la denatalità e le unioni civili, con particolare riferimento ad individui dello stesso sesso. Gli esponenti politici di quella che viene definita destra hanno non solo partecipato, ma ne hanno anche fortemente promosso i presupposti di base. Gli oppositori, invece, hanno tacciato l’iniziativa come medievale ed anacronistica.

                È uno scandalo che al giorno d’oggi si parli di famiglia tradizionale? Nient’affatto, anzi, semmai il contrario, almeno dal mio punto di vista.

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                Ai confini meridionali di Potenza Città Sociale, a ridosso delle sponde del Basento, sorge la Panchina Rossa che Giovedì scorso abbiamo eretto a conclusione di un evento che aveva l’obiettivo di aprire una riflessione sulle vittime della violenza di genere. Siamo stati in tanti a soffermarci sulle disparità, sulle iniquità, sui delitti legati al genere sessuale. Uomini che odiano le donne principalmente. Abbiamo a lungo parlato delle radici della violenza, partendo da Aristofane e le sue metà della mela per arrivare ad un’ipotetica corsa dei cento metri tra uomini e donne, in cui queste ultime, alla partenza, hanno ostacoli sociali che, pur se di solito “trasparenti”, di fatto, le pongono in una situazione di svantaggio, preannunciandone l’inevitabile sconfitta. Abbiamo cercato, nel breve tempo a disposizione, di tratteggiare l’argomento sotto diversi punti di vista, da quello prettamente giuridico e legale, avvalendoci del contributo della Polizia di Stato che ci ha mostrato le campagne di sensibilizzazione contro la violenza di genere e ci ha illustrato le procedure che si attivano nel momento in cui una vittima contatta le Forze dell’Ordine, a quello psicologico, affrontando più nello specifico le radici dinamiche e culturali dell’oggettualizzazione del corpo della donna, cristallizzazione di un approccio che tende a relegarla alla sola funzione sessuale e a contrastare le spinte alla sua emancipazione, negando talvolta le conquiste degli ultimi sessant’anni.

                Il retaggio ultra-conservatore alla base di questa “concezione maschilista” è esattamente l’elemento che i detrattori del Congresso sulla famiglia, organizzato nella città di Romeo e Giulietta, che di famiglia e conflitti sono, almeno da un punto di vista letterario, esperti, hanno criticato, rendendolo simbolo della loro aperta protesta. I due eventi, apparentemente, sono inconciliabili. Uno punta all’evoluzione, al cambiamento, allo stravolgimento dei tradizionali ruoli familiari, fucina delle mentalità alla base dell’analisi egemone sulla violenza di genere, l’altro considera l’allontanamento da forme e modalità tradizionali come un enorme pericolo, che i fautori suppongono alla base della forte degenerazione morale, valoriale e sociale cronologicamente successiva al periodo delle intense battaglie culturali, fra le quali si collocano anche quelle femministe, che di fatto hanno posto le basi per i grandi “sconvolgimenti” nella struttura familiare. La guerra pare assicurata, e non sembra esserci niente e nessuno che può opporvisi. Da una parte i Montecchi, dall’altra i Capuleti. Ciascuno rivendica il diritto di contrastare l’idea dell’altro, e perfino la sua espressione.

                Entrambi gli schieramenti tuttavia, a guardare più attentamente, partono da un fatto ineludibile comune: la crisi della Famiglia. Uno ne misura gli effetti contando i lividi, l’altro quantizzando l’assenza di autorità e di valori. Come in ogni crisi propriamente detta c’è una fase di passaggio in cui tutto sembra crollare. Il modello prima valido di una famiglia fondata sul Potere del Padre come pilastro, sulla sua capacità di “mettere il pane in tavola”, ora non ha più senso. Se la Donna si è però in gran parte svincolata da un’identità che la voleva succube dell’Uomo, non c’è stato un passo corrispondente per quanto riguarda il nuovo tipo di Uomo, il nuovo tipo di Padre. Un modello è crollato, ma uno nuovo non è stato ancora definito con chiarezza. La violenza, al di là dei suoi connotati specifici da caso a caso, nasce e cresce oggi nel vuoto lasciato da questa transizione, come anche la paura manifestata da iniziative come il Congresso sulla Famiglia.

                Accettare che vi sia un Congresso sulla Famiglia, non banalizzandone il significato a mera sfilata ideologica, per quanto è un evento che facilmente viene strumentalizzato dalle forze politiche, non vuol dire abbracciarne le soluzioni o le prese di posizione rispetto alle leggi a fondamento dell’autodeterminazione della persona. Vuol dire piuttosto dialogare con il bisogno profondo con cui ciascuna parte, anche quella del Congresso di Verona, è portatrice; vuol dire rendere virtù la convergenza sulla crisi della famiglia per intavolare una riflessione più profonda, spesso evitata: che modello di Uomo e di relazione Uomo-Donna è possibile al giorno d’oggi, considerati i cambiamenti avvenuti e quelli in atto? Finché non si potrà rispondere a tale quesito la famiglia tradizionale rimarrà nell’immaginario l’unico modello vincente, in quanto, anche a costo, talvolta, di grande sofferenza sommersa, almeno ha offerto per lunghissimo tempo certezze e solidità, al giorno d’oggi assenti a diversi livelli ed in diversi ambiti; finché non sarà possibile dare un significato alla crisi ed una direzione supportiva alla Famiglia Fragile, in quanto istituzione “a rischio”, per alcuni sarà sempre più facile rifugiarsi nel vecchio e rassicurante modello, rifuggendo da tutto ciò che rimanda alla novità, aborto e divorzio compresi, per altri, invece, sarà più naturale considerare nemico ogni legame con il passato, talvolta ostentando un’opposizione a priori; finché non sarà possibile, per l’Uomo, appropriarsi di “terreni inesplorati”, come l’emotività, l’accoglienza, l’affettuosità, in una sintesi propria ed originale, senza scimmiottare le caratteristiche del Femminile, il Maschile continuerà probabilmente a trincerarsi dietro l’unica modalità percorribile ereditata dai vecchi modelli: La violenza appunto.

                Il percorso auspicato, con forti connotati relazionali, è difficile e complesso, un percorso in cui sia l’Uomo che la Donna sono chiamati a dare il proprio contributo, in cui la società intera deve impegnarsi. Finora ci si è concentrati molto sui diritti e sull’identità della Donna, sulle mancanze dell’Uomo e le iniquità del patriarcato. Il Femminismo ci ha permesso di rivoluzionare i ruoli tradizionali, asfissianti tanto per la Donna, più palesemente, quanto, nel profondo, anche per l’Uomo. Ci ha permesso di ripensare al Femminile. Ora bisogna ripensare il Maschile. In questo senso bisogna essere profondamente Maschilisti, per poter arrivare, magari, un giorno, ad un punto in cui essere Donna ed essere Uomo non sarà una contrapposizione di -ismi, ma una complementarietà.

                Ufficio Stampa Insieme (Fabio Stefanelli)

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                  Libera e Insieme nella “Giornata della memoria e dell’impegno
                  per le vittime delle mafie”

                  DSC_0252 La mafia uccide, il silenzio pure. Quel silenzio pesante, asfissiante, così carico che sembra perennemente sul punto di esplodere, e invece nulla lo attraversa. È lì, rancido, putrescente, come un carcassa che nutre i vermi e si disperde nel terreno. Combatterlo, sempre. È questo il senso più profondo della commemorazione del 21 Marzo organizzato da Libera, un evento itinerante, che ogni anno viene ospitato in una città diversa sul suolo italiano. Quest’anno è stata scelta Padova, e l’iniziativa ha visto il coinvolgimento non solo di tutto il Veneto, ma anche del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, un’estesa area, in cui le mafie hanno saputo intrecciarsi con la realtà politica ed imprenditoriale del territorio, agendo, come sempre, da dietro le quinte, nascosta sotto lo strato superficiale della grande produttività locale. Da Potenza, però, non potevamo non partecipare a nostro modo. È per questo che stamattina Potenza Città Sociale si è spostata sulle sponde del Basento, in corrispondenza del ponte Musmeci, e si è unita a Libera e ad alcune scuole medie e superiori del territorio per ricordare insieme chi alla lotta alla mafia ha dato la propria vita. Non è stata una di quelle cerimonie cariche di cordoglio, in cui, a testa bassa, labbra sigillate ed occhi chiusi, si vive il proprio dolore in compagnia. Tutt’altro. Lì, affianco al fiume che frusciava la propria presenza, all’ombra delle arcate liquide della grande struttura di cemento, c’era si commozione, ma quella colma di grinta, perfino di rabbia, affiancata dalla giovialità tipica delle scolaresche e che circola anche fra i ragazzi del nostro CSE a Picerno, presenti anche loro. A testa alta e orecchie ben aperte, condividevamo pensieri, note e parole, che rombavano attraverso le casse ad alto volume montate su uno dei costoni non distante dal corso d’acqua. Cantavamo l’impegno, urlavamo la memoria, e la voce di quasi tutti i presenti, ad una ad una, separatamente, si univa in un coro che piantava croci tutt’intorno. Era come una melodia, ed ogni suono era il nome di una delle vittime della mafia. Mille note, quasi tre quarti d’ora di canzone, adagiate sugli arpeggi di una chitarra in sottofondo. Se può sembrare difficile pensare di dover ascoltare mille nomi, viverlo lo è ancora di più. È straziante, sembrano non avere mai fine. Falcone, Borsellino, Impastato, paiono materializzarsi per un istante fra la folla, affianco ad altri sconosciuti ai più, uomini e donne, settentrionali e meridionali, italiani e stranieri a cui oggi abbiamo reso l’onore che meritano. DSC_0298
                  Leggerli, affidarli al vento, che spirava in ogni direzione, accarezzando le “pietre d’inciampo” disposte sul viale alberato, proprio come i fiori colorati lasciati poi dagli studenti sul letto del fiume, proprio come il rullo dei Tamburi dei Briganti colpiti con vigore in apertura e chiusura, è stato un po’ come lanciare pietre in uno stagno, per far sì che le onde infrangessero il muro dell’oblìo sempre in agguato, pronto ad inghiottire il ricordo di tutti quei soldati della legalità morti per noi; è stato come affermare con forza che non li lasceremo andare via in silenzio, perché il loro sacrificio è seme per i nostri fiori, la loro battaglia e le loro idee vivono attraverso di noi; è stato come fare l’appello per chi ha combattuto ed ora non c’è più, per sentire la presenza non solo di chi veniva chiamato, ma anche e soprattutto di chi chiamava. La mafia uccide, il silenzio pure. Ma il ricordo riporta in vita e l’impegno rende invincibili. Non lasciamoci soli.

                  Ufficio Stampa Insieme

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                    MARIAELENA BENCIVENGA

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                    Presidente
                    DOMENICO MAGGI

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                    Direttore C.P.I.
                    ANGELA BARAGLIA

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                    Medico Chirurgo
                    MARIA LUCIA NOLE'

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                    Operatore
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                    GIANLUCA GUIDA

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                    Resp. Amministrazione
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                    FELICIANA FARENGA

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                    FABIO STEFANELLI

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