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Superare la dolorosa esperienza di San Patrignano facendo innamorare i ragazzi di sé stessi

La docuserie SanPa ha sollevato il velo che aveva relegato in un angolo un episodio controverso della storia del nostro paese degli anni ‘80: quello della comunità di recupero per tossico dipendenti di San Patrignano.  Mimmo Maggi è testimone privilegiato degli anni in cui l’eroina faceva carneficine e un osservatore attento e sensibile sulle tossicodipendenze che oggi hanno un altro, camaleontico volto.

Grazie al Pioppo, comunità napoletana di recupero dei tossicodipendenti nata a fine anni ‘70 a Somma Vesuviana e lontanissima dal modello segregante di Muccioli, Mimmo Maggi ha ripreso gli studi, si è laureato in psicologia, è diventato psicoterapeuta. Oggi è direttore dell’Associazione Insieme Onlus che gestisce comunità e progetti di recupero per ragazzi tossicodipendenti a Potenza, modello esemplare di sostegno e aiuto dei più fragili che parte dal rispetto dei diritti umani.

Cosa pensa della serie Sanpa, rispecchia la vera storia di San Patrignano?

Già conoscevo i fatti che ho visto, la serie ha messo a fuoco i particolari. Certo, vedere certe cose in tv mi ha colpito particolarmente. Ci sono un paio di precisazioni che ci tengo a fare. Dalla serie non si evince che all’epoca non esisteva solo San Patrignano, ma c’erano anche tante altre comunità che praticavano una metodologia aperta che non era quella di Muccioli. A Napoli tra le comunità maggiori basate su un modello libertario c’erano il Pioppo, la Tenda, Leo Amici. A livello nazionale Don Carlo, Don Ciotti, Don Mazzi, Don Picco, Villa Maraina a Roma. In SanPa inoltre secondo me si è dato poco spazio alle donne considerando le lotte femministe dell’epoca e, per contrasto, la misoginia di Muccioli che relegava le ospiti in un angolo a fare i lavori delle nostre nonne. Il programma stabiliva addirittura che il periodo di permanenza minimo fosse di 4 anni per gli uomini e di 6 per le donne. Forse non è un caso che si siano suicidate soprattutto ragazze.

Perché la Comunità di San Patrignano ha avuto così successo in quegli anni?

Quei fatti vanno contestualizzati in un periodo storico in cui morivano 2000 persone di overdose all’anno, significa 5, 6 ragazzi al giorno. Oggi, dagli ultimi dati del 2019, muoiono 373 ragazzi l’anno, ovvero uno al giorno. Negli anni ‘80 lo Stato era assente, le famiglie erano disperate e Muccioli offriva accoglienza gratis e non lasciava la possibilità di andarsene per anni.

Sembrava la panacea della tossicodipendenza. Le famiglie si sollevavano di un peso enorme, lo Stato si sollevava dalle responsabilità.

C’è una doppia verità nel dibattito su San Patrignano: aiutava i ragazzi, però i metodi erano poco ortodossi.

Sono inaccettabili le catene, le manette ai lettini, le violenze fisiche e psicologiche del metodo di Muccioli. La libertà era limitata al massimo: si dormiva in otto in camerate controllati da un caporale. Non c’era alcun progetto individualizzato, nessuno psicologo né venivano usati farmaci neanche con tossicodipendenti con problemi psichiatrici. L’unica ricetta era il lavoro e la reclusione. In fondo, come racconta Segre, anche dai lager alcune persone sono uscite, ma chi è uscito come è tornato alla vita? Molti ragazzi parlano di Muccioli come di una cicatrice indelebile. È comprensibile che la famiglia dettata dalla disperazione abbia consegnato figlio, il fratello alla comunità, ma dall’altra parte c’è stata un’inaccettabile violazione dei diritti umani. Il fine non giustifica i mezzi.

Il peggior nemico di persone come Vincenzo Muccioli o Letizia Moratti (n.d.r. con il marito maggiore finanziatrice di San Patrignano) sono loro stessi: basta ascoltarli parlare.

Lei ha vissuto in prima persona l’esperienza della comunità Il Pioppo di Napoli, un modello diverso da quello di San Patrignano.

Quando andavo a scuola per gli insegnanti non valevo niente, una mortificazione quotidiana, perché dicevano che ero un fannullone delinquente, una testa di somaro, una testa calda. A fatica, presi la licenza elementare, poi due anni di collegio dalle suore, sperando in un miracolo di conversione, ma niente da fare. Bocciatura in terza media con medaglia: 7 in condotta. L’anno successivo scrissero sulla mia pagella che si consigliava vivamente di non continuare la scuola, di andare a lavorare. In famiglia le cose non andavano meglio: senza punti di riferimento, sballottato tra tragedie, carceri e manicomi, posteggiato in famiglie di qua e di la, senza che qualcuno ascoltasse la mia voce, la mia rabbia, la mia paura, la mia angoscia. Anni a girare nel labirinto della morte come autocura del mio malessere. Poi l’incontro con un amico, lo psicologo Ilario Miranda che lavorava per il Pioppo dove mi aiutarono attraverso le lettere di un alfabeto a me sconosciuto a formare nuove parole, nuovi concetti, una nuova cultura, un nuovo respiro. La vita trova la vita nelle pieghe di sé stessa: non solo riuscii ad uscire fuori da una fine certa, ma anche a innamorarmi di altre strade, tirandomi fuori il desiderio dell’Altro. Ricominciai la scuola, mi diplomai; all’università fui uno dei primi dei 200 iscritti al mio corso, ogni anno borsa di studio, mi laureai con grande riconoscimento dei docenti e dei compagni. Ho poi conseguito la specializzazione, seguita da tante soddisfazioni sia in ambito accademico che lavorativo, ma soprattutto da un grande riconoscimento della mia famiglia acquisita. Pur essendo della Basilicata sono rimasto legatissimo alla Campania e tifo Napoli.

Qual era il modello del Pioppo?

Era quello di una comunità aperta dove si lavora sulla storia del ragazzo, si accoglieva come persona non come tossicodipendente con tutta la sua dignità da rispettare creando insieme con lui un percorso personalizzato. Nelle comunità che, come Il Pioppo, afferivano al Gruppo Abele e che oggi fanno parte del CNCA – Comitato Nazionale Comunità di Accoglienza, i ragazzi in ingresso non erano perquisiti. L’idea era quella di dare un assegno in bianco alla persona per dire: io mi fido di te. Al contrario di San Patrignano da cui non si usciva prima di quattro anni, il ragazzo veniva fatto uscire in prova dopo poco tempo e iniziava il reinserimento sociale. Al Pioppo non è mai stata accettata la delega dello Stato a rinchiudere i ragazzi tossicodipendenti che come i malati psichici davano fastidio alla società e andavano nascosti alla vista. Basaglia docet: con la legge 180 finalmente si aprirono anche i manicomi. Per fortuna ciò che è accaduto a San Patrignano oggi grazie alle leggi degli anni ’90 non è più possibile. Quando viene meno la dignità della persona crolla tutto. E chi infligge pene non è meglio di mafiosi e camorristi.

Come sono cambiati il consumo e le motivazioni che spingono ad usare le droghe?

Negli anni ‘70 e ‘80 c’era una lotta sociale: le lotte studentesche, la lotta delle donne, la lotta intergenerazionale. Il conflitto era con la legge del padre che comandava: non si accettava più il potere. L’eroina fu messa sul mercato per sedare la pulsione dei giovani alla ribellione senza immaginare che avrebbe ucciso 2000 ragazzi all’anno.

Oggi non c’è più il conflitto figlio-padre, c’è l’esaltazione dell’apparire. Si usa tutto ciò che ci aiuta ad essere più fighi, più belli e le droghe fungono a questo scopo. Oggi sono quasi tutti poli-assuntori, non c’è più l’eroinomane puro. Si prova di tutto perché a partire dagli anni ’90 è passato il messaggio di Berlusconi: “C’è una sola vita e bisogna avere tutto, fare tutto, provare tutto senza un minimo di leggi interne”. Ammettere una relazione tra un uomo di 70 anni e una ragazza di 17, una sorta di pedofilia, significa dire: “Io mi posso permettere tutto”.

Ma se la soddisfazione di avere un cellulare, un’auto, un pc è effimera, la droga appaga ogni volta che la usi con la conseguenza di portare a fare di tutto per procurarsela. L’alcol, il gioco d’azzardo, la cocaina: la droga oggi è un’autocura al mal di vivere, alla mancanza d’amore per sé stessi.

Tra le persone con dipendenze pesanti che ricorrono ai centri di recupero, quanti riescono a uscire dalla droga e quale è il segreto?

Per quanto nelle statistiche ufficiali si possano leggere percentuali del 70% di successo, se dobbiamo riportare una percentuale reale, tra i ragazzi che fanno un percorso terapeutico oggi come ieri circa il 40, 50% esce definitivamente dall’eroina. Gli altri, il 20, 30% torna nel mondo della droga, l’altro 20% muore.

Non è facile comprendere perché qualcuno ce la fa e qualcuno no. A volte le persone sono andate troppo oltre, hanno sviluppato un attaccamento ossessivo alla sostanza, altre volte sono affette da altre patologie, altre volte lasciano la terapia psicologica prima di aver concluso un percorso. Le variabili sono tante e non è possibile calcolarle tutte. Molti vengono in comunità, restano 3, 4 mesi e una volta liberi dalla dipendenza fisica escono, ma sono ancora dipendenti psicologicamente e magari dopo una settimana sono tornati a farsi. Il pericolo più grande dell’overdose c’è proprio quando si è puliti, perché ci si rifà con la stessa dose che è troppo forte per chi è pulito e risulta letale. D’altra parte non si può pensare di privare una persona della libertà, è un suo diritto scegliere.

Quale è la metodologia vincente oggi e quale è il lavoro che fate nei progetti che segue?

Il metodo è quello di rivoltare il calzino del disamore con percorsi che spingano i ragazzi ad innamorarsi di sé stessi. Nella comunità Potenza Città Sociale che gestisco con l’associazione Insieme di cui sono direttore ai 40 ragazzi ospiti offriamo incontri con psicologi e psichiatri, laboratori di cucina, pizza, falegnameria, realizziamo un giornale, proponiamo corsi di giardinaggio, abbiamo una fattoria sociale con gli animali dove si producono olio e vino dove vivono altre 10 persone tossicodipendenti. Ogni persona in comunità è seguita in un percorso individualizzato che valorizza le sue potenzialità e quando vuole andare via è libero di farlo. Chi entra mangia meglio di noi a casa. Partiamo dall’idea che il tossicodipendente come il malato psichiatrico ha già sofferto quindi non deve soffrire ancora per uscire da quella situazione. Vanno accolti, accompagnati, aiutati nelle comunità così come dovrebbero esserlo i detenuti in prigione.

Cosa le ha insegnato la sua esperienza personale?

Oggi quando parlo ai ragazzi, alle persone che seguo, ai miei colleghi di viaggio, penso sempre al ragazzo che sono stato, cercando di parlare a quella testa dura, a quella testa calda che ero, sforzandomi che tutti capiscano e si innamorino del desiderio dell’Altro, sperando che in loro possa nascere il desiderio della vita, quello che gli altri non sono riusciti a far nascere in me quando ero piccolo. Non siamo nessuno per valutare le vite degli altri, e nonostante gli altri posano influenzarci, la vita conserva in sé i suoi paradossi, in fondo gli unici veri poeti della nostra vita siamo noi. Noi decidiamo chi vogliamo essere veramente, l’esperienza del passato può essere una grande fucina per il nostro futuro, figli compresi. È proprio grazie al passato che il futuro si impregna del desiderio dell’Altro, del desiderio di Comunità, di condivisione, di Insieme.

Info sulla comunità: www.insiemeassociazioneonlus.it

Alessandra del Giudice  

www.napolicittasolidale.it

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BANDO SERVIZIO CIVILE 2020/2021

ATTENZIONE: Pubblicate le graduatorie provvisorie risultanti da selezioni per i progetti di Servizio Civile Universale, fatte salve le verifiche di competenza del dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio Civile Universale. Vai alle graduatorie

Comunicazione svolgimento colloqui servizio civile universale:

in merito ai colloqui in oggetto il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale ha pubblicato la Circolare del 24 febbraio 2021 recante “Indicazioni sulle modalità operative di svolgimento dei colloqui degli aspiranti operatori volontari del servizio civile universale”.
Si informa che il candidato dovrà presentarsi presso la sede di svolgimento del colloquio secondo il calendario preventivamente comunicato, avendo cura di rispettare la scansione oraria predefinita, in modo da prevenire ogni possibilità di assembramento.

presentare all’atto dell’ingresso un referto relativo ad un test antigenico rapido o molecolare, effettuato mediante tampone oro/rino-faringeo presso una struttura pubblica o privata accreditata/autorizzata in data non antecedente a 48 ore dalla data di svolgimento delle prove;

ed inoltre:   

  1. presentarsi da soli e senza alcun tipo di bagaglio (salvo situazioni eccezionali, da documentare);
  2. non presentarsi presso la sede concorsuale se affetti da uno o più dei seguenti sintomi:
    • temperatura superiore a 37,5°C e brividi;
    • tosse di recente comparsa;
    • difficoltà respiratoria;
    • perdita improvvisa dell’olfatto (anosmia) o diminuzione dell’olfatto (iposmia), perdita del gusto (ageusia) o alterazione del gusto (disgeusia);
    • mal di gola.
  3. non presentarsi presso la sede di svolgimento dei colloqui se sottoposti alla misura della quarantena o isolamento domiciliare fiduciario e/o al divieto di allontanamento dalla propria dimora/abitazione come misura di prevenzione della diffusione del contagio da COVID-19.

Qualora una o più delle sopraindicate condizioni non dovesse essere soddisfatta sarà inibito l’ingresso del candidato nell’area di svolgimento della prova orale.

Pertanto, nel giorno del colloquio verrà raccolta la seguente documentazione:


È stato pubblicato il bando per la selezione degli operatori volontari dei progetti servizio civile universale presentati all’UNSC a maggio 2020.

Gli aspiranti operatori volontari devono presentare la domanda di partecipazione esclusivamente attraverso la piattaforma Domanda on Line (DOL) raggiungibile tramite PC, tablet e smartphone all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it

Il termine per la presentazione delle domande di partecipazione è scaduto alle 14.00 di mercoledì 17 febbraio 2021.


Per accedere ai servizi di compilazione e presentazione domanda sulla piattaforma DOL occorre che il candidato sia riconosciuto dal sistema.

1 – I cittadini italiani residenti in Italia o all’estero possono accedervi esclusivamente con SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale www.agid.gov.it/it/piattaforme/spid sono disponibili tutte le informazioni su cosa è SPID, quali servizi offre e come si richiede. Per la Domanda On-Line di Servizio civile occorrono credenziali SPID di livello di sicurezza 2.

2 – I cittadini di Paesi appartenenti all’Unione europea e gli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, se non avessero la disponibilità di acquisire lo SPID, potranno accedere ai servizi della piattaforma DOL attraverso apposite credenziali da richiedere al Dipartimento, secondo una procedura disponibile sulla home page della piattaforma stessa.

INSIEME per il sociale

L’Associazione Insieme ONLUS aderendo alla rete del CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza)  ha presentato, nell’ambito del Servizio Civile Universale, il progetto dal titolo “LiberAzioni” e il progetto “Azioni Preventive” .

LiberAzioni  rivolto a 3 (tre) volontari, verrà svolto presso la Fattoria Sociale “Le Tre Querce” sita in Picerno (PZ) in Strada Picerno-Baragiano ed ha l’obiettivo di

  • Promuovere in consumatori di sostanze competenze trasversali e risorse per tutelare la propria salute e benessere.

Azioni Preventive  rivolto a 4 (quattro) volontari, verrà svolto presso la sede di Potenza in viale del Basento 102 ed ha l’obiettivo di

  • Promuovere nei minori competenze per proteggersi dai rischi dell’utilizzo di sostanze.

Aderire al progetto significa compiere un’esperienza di cittadinanza attiva, impegnandosi nei settori della marginalità, ma anche della promozione del benessere sociale. Significa crescere, imparare a lavorare in gruppo, a realizzare un progetto di aiuto, a confrontarsi con i problemi e le difficoltà sociali.

Possono presentare domanda:

i giovani senza distinzione di sesso che, alla data di presentazione della domanda, abbiano compiuto i 18 e non superato i 28 anni di età (28 anni e 364 giorni) e siano in possesso dei seguenti requisiti:

  • cittadinanza italiana, ovvero di uno degli altri Stati membri dell’Unione Europea, ovvero di un Paese extra Unione Europea purché il candidato sia regolarmente soggiornante in Italia;
  • aver compiuto il diciottesimo anno di età e non aver superato il ventottesimo anno di età (28 anni e 364 giorni) alla data di presentazione della domanda;
  • non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici o di criminalità organizzata

Non possono presentare domanda i giovani che:

  •  appartengano ai corpi militari e alle forze di polizia;
  • abbiano già prestato o stiano prestando servizio civile nazionale o universale, oppure abbiano interrotto il servizio prima della scadenza prevista;
  • abbiano in corso con l’ente che realizza il progetto o con organismi a questo collegati e da questo finanziati, rapporti di lavoro di collaborazione retribuita a qualunque titolo, oppure abbiano avuto tali rapporti di durata superiore a tre mesi nei 12 mesi precedenti la data di pubblicazione del bando; in tali fattispecie sono ricompresi anche gli stage retribuiti.

IMPORTANTE:

  • E’ possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto di Servizio Civile da scegliere tra i progetti inseriti nel bando pena l’esclusione dalla partecipazione a tutti i progetti.
  • In presenza di una sentenza di condanna con sospensione condizionale della pena il giovane non può presentare domanda di partecipazione al bando di selezione dei volontari di servizio civile universale, fintanto che perdura la sospensione condizionale della pena, relativa ad uno dei delitti  previsti dall’articolo 3 del decreto legislativo 5 aprile 2002, n.77.
  • Al termine del periodo di sospensione della pena, potrà presentare domanda di partecipazione al bando solo se è in possesso del provvedimento giudiziario, emesso a seguito di richiesta da parte del giovane medesimo, che dispone la cancellazione della pena ovvero detta cancellazione risulti dal certificato estraibile dal casellario giudiziale.
  •  I cittadini Extra_UE con permesso di soggiorno di soli 6 mesi possono comunque presentare domanda di partecipazione al Servizio civile, la condizione di regolarmente soggiornante deve essere posseduta dal candidato al momento della presentazione della domanda. Il requisito deve ovviamente essere mantenuto per tutta la durata del servizio civile e il mancato rinnovo del permesso comporterebbe l’esclusione all’avvio o durante il servizio.
  • Sono altresì ammissibili le domande di coloro che avendo presentato istanza per il rilascio del permesso di soggiorno sono in attesa di conoscerne l’esito e sono in possesso della ricevuta attestante l’avvenuta presentazione dell’istanza.
  • Il volontario ha interrotto volontariamente  o il suo progetto è stato interrotto, a causa dell’emergenza epidemiologica COVID-19, può ripresentare domanda di partecipazione, fermo restando il possesso dei requisiti indicati all’art. 2 del bando.
  • I volontari che hanno interrotto il servizio perché superato i giorni di malattia previsti, posso ripresentare domanda di partecipazione a condizione che il periodo del servizio prestato non sia stato superiore a sei mesi.

In allegato prospetti di sintesi dei progetti

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OPERAI EDILI

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Eccoci, come ogni giorno, riuniti in equipe a confrontarci su come fare per funzionare al meglio. Sedie più lontane l’una dall’altra, cuori più vicini. Ciascuno dice la sua, offre un suo punto di vista, esprime dubbi, preoccupazioni, tira fuori qualche battuta per alleggerire l’intensità degli attimi di isolamento forzato che, all’unisono, viviamo tutti nel mondo intero. Mentre noi parliamo nell’intimità dell’ampia sala Impastato che ci consente di rimanere connessi mantenendo la giusta distanza, al di fuori dei confini di#potenzacittàsociale, al margine delle strade deserte, in qualche punto imprecisato intorno alle serrande chiuse ed alle finestre sbarrate, il grido muto del disagio continua ininterrotto, forse addirittura amplificato dal silenzio assordante delle città sopite. Voci stentate, graffiate, di chi rischia di rimanere abbandonato: chi ha una disabilità, chi ha una dipendenza, chi non ha assolutamente nulla, neanche un tetto dove rifugiarsi, neanche delle pareti dietro le quali difendersi dal virus.

È il grido d’aiuto degli ultimi, i dannati della società, e fra questi si distingue bene quello di chi continua a condannarsi giorno dopo giorno. Per una scelta responsabile a tutela dei ragazzi che già abbiamo in carico abbiamo convogliato tutte le nostre forze sulla struttura di Potenza, chiudendoci, per un atto d’amore verso noi stessi e gli altri, agli ingressi ed alle visite sul territorio, coltivando la risorsa che deriva dalla possibilità di ritrovarci, protetti dai nostri cancelli, dandoci del tempo per poter avere uno sguardo più profondo al nostro interno ed uno più lucido al contesto fuori da noi.

Quando abbiamo scelto la nostra mission, la cura della persona attraverso la relazione come primo ed inderogabile valore non sapevamo che saremmo stati messi così duramente alla prova. Ma non possiamo permetterci di lasciare da solo chi grida arrancando; non vogliamo lasciare soli i ragazzi del Centro Socio-Educativo di Picerno, gli Ospiti in diurna delle nostre strutture, le famiglie che aiutiamo tramite il banco alimentare. Non possiamo non aprirci alle richieste del territorio, delle carceri sovraffollate ed a rischio, dei Ser.D, sottodimensionati che non riescono a gestire il numero degli utenti. Il nuovo coronavirus ci ha tolto la normalità della quotidianità, ci ha tolto il contatto fisico, la gioia di stare all’aperto, ma non potrà mai toglierci la spinta alla vita, quella a condividerla con l’Altro, soprattutto nel momento del bisogno. Eccoci qui, quindi, chiamati ad assumerci la responsabilità delle nostre scelte e dei nostri principi.

Abbiamo discusso a lungo del significato più profondo di essere operatori sociali, delle scelte coraggiose che implica, ispirati dai medici e dagli infermieri che eroicamente, in queste ore, si mettono a rischio per prestare fede al giuramento di Ippocrate, a quel patto tra la loro professione e la collettività, al di là degli strumenti che hanno e che gli vengono dati. Molti di noi hanno dovuto e devono continuamente prendere decisioni difficili, a volte perfino rinunciare alla possibilità di stare con i propri cari. Siamo in tempi di guerra, le armi del nemico sono grandi pochi nanometri, e fanno il rumore del silenzio delle strade. Siamo in trincea mentre tutto intorno a noi viene scosso dalle fondamenta e rischia di crollare giorno dopo giorno, ora dopo ora. Era prevedibile che mentre tutto chiude, qualcosa dentro ciascuno di noi avrebbe cominciato ad aprirsi. Le insicurezze, le angosce, i vuoti, spesso tenuti sopiti dalle routine quotidiane, dalle rumorose frenesie di tutti i giorni. Avevamo messo in conto che la richiesta sarebbe salita, che le persone avrebbero cominciato ad accusare il peso della solitudine, del dover “stare” e, provando invano a fare ricorso alle vecchie modalità messe in campo in tempi di crisi, avrebbero poi cercato un aiuto esterno.

Non possiamo essere sordi a questa ricerca, a questa voce stentata che ci chiama al nostro dovere morale, sociale, professionale. È vero, non possiamo combattere insieme agli operatori sanitari degli ospedali, ma possiamo armarci di “cazzuola e caldarella” e pensare ad un piano per ricostruire e continuare a fare il nostro lavoro. È quello che intendiamo fare, e quello che chiediamo a gran voce alle istituzioni è di darcene modo al più presto. Da subito.

In tempi di guerra non servono solo soldati, servono anche operai edili che sappiano continuare a costruire, a ricostruire, a puntellare dove tutto sembra voler stramazzare al suolo. Un operatore sociale, per noi, è questo, e ci stiamo attrezzando per montare una nuova impalcatura che sorregga il peso di chi si sente sprofondare.

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#potenzacittasociale ai tempi del coronavirus. Solo nella condivisione ce la possiamo fare

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In questi minuti si scrive in città, una pagina bellissima di #condivisione e#solidarietà.

Ringraziamo Associazione insieme onlus coi i ragazzi della #pizzeriasociale l’#inciampo per aver offerto sprazzi di serenità ed emozione, a nostri concittadini in stato di bisogno.

Grazie come sempre alla disponibilità della #protezionecivilecomunale Falchi Protezione Civile per il supporto logistico. Collaborando, #Potenza diventa invincibile.

#andràtuttobene #potenzasiaiuta #Magazzinisociali

 

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BANDO DI SELEZIONE 2019 PER I VOLONTARI DEL SERVIZIO CIVILE NAZIONALE

Fra gli allegati troverete i calendari per le selezioni relative ai diversi progetti di Servizio Civile.

BANDO DI SELEZIONE 2019 PER I VOLONTARI DEL SERVIZIO CIVILE NAZIONALE

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È stato pubblicato il bando per la selezione dei volontari dei progetti servizio civile nazionale presentati all’UNSC a gennaio 2019. Gli aspiranti operatori volontari dovranno presentare la domanda di partecipazione esclusivamente attraverso la piattaforma Domande on Line (DOL) raggiungibile tramite PC, tablet e smartphone all’indirizzo:

https://domandaonline.serviziocivile.it

Le domande di partecipazione devono essere presentate entro e non oltre le ore 14.00 del 10 ottobre 2019. INSIEME per il sociale L’Associazione Insieme ONLUS e la Fattoria Sociale “Le Tre Querce” della Cooperativa Sociale L’Aquilone Insieme ONLUS aderendo alla rete del CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza) hanno presentato, nell’ambito del Servizio Civile Nazionale, i progetti: “La droga c’è: imparo a gestirla” (rivolto a 4 volontari) avente l’obiettivo di Sviluppare un modello di promozione di capacità di autoregolazione nell’utilizzo di sostanze, prevenendo l’insorgenza o la ricaduta nella dipendenza – Sviluppare nei tossicodipendenti o in chi è a rischio tossicodipendenza: o Competenze per il riconoscimento dei segnali deboli della perdita di controllo o Competenze per il riconoscimento delle condizioni che agiscono nella perdita di controllo o Competenze per lo sviluppo di strategie attive di autoregolazione o Reti relazionali di sostegno nella gestione del rapporto con le sostanze che tuteli dalla dipendenza – Definire e validare un primo prototipo di intervento per promuovere capacità di autoregolazione in chi utilizza sostanza – Sviluppare una consapevolezza nelle comunità rispetto al fenomeno della dipendenza e ai suoi indicatori, oltre che alle possibili risposte preventive – Realizzare, perfezionare e validare un modello di intervento trasferibile in altri contesti – Diffondere il modello e promuoverne l’integrazione nelle politiche educative e sociali e “Eti-cultura” (rivolto a 2 volontari) avente l’obiettivo di Sviluppare e diffondere un modello di marketing specifico per le realtà di agricoltura sociale, favorendo un incremento di vendite e la creazione di nuove relazioni con la comunità – Sviluppare nei soci lavoratori competenze: o Per riconoscere le potenzialità e gli aspetti critici del proprio tradizionale modello di promozione; o Per avviare e realizzare azioni di comunicazione specifiche, volte alla diffusione dei prodotti; o Per sviluppare e gestire una rete di clienti fiduciari. – Progettare e realizzare un piano di comunicazione (denominato “Valore sociale”) e di diffusione dei prodotti delle realtà di agricoltura sociale coinvolte. – Modellizzare e diffondere un prototipo di promozione dell’agricoltura sociale. – Aumentare la conoscenza da parte di potenziali clienti, del valore solidaristico delle pratiche di agricoltura sociale. – Aumentare i clienti, sia in termini numerici, sia in termini di acquisto. – Aumentare la fidelizzazione dei clienti (acquisti reiterati e abituali). – Sviluppare una consapevolezza nelle comunità rispetto alla dimensione etica della agricoltura sociale. – Diffondere il modello e promuoverne l’integrazione nelle politiche sociali. Aderire ad uno dei progetti significa compiere un’esperienza di cittadinanza attiva, impegnandosi nei settori della marginalità, ma anche della promozione del benessere sociale. Significa crescere, imparare a lavorare in gruppo, a realizzare un progetto di aiuto, a confrontarsi con i problemi e le difficoltà sociali. Il servizio civile, rivolto a 6 (sei) volontari, verrà svolto presso l’Associazione Insieme nella sede di Potenza in viale del Basento 102 e presso la Fattoria Sociale “Le Tre Querce” sita in Picerno (PZ) in Strada Picerno-Baragiano.

Il servizio civile offrirà un’esperienza formativa e di crescita personale. Si tratta di un’occasione per sperimentarsi e per rafforzare le proprie competenze tecnico/professionali rispetto all’ambito del progetto.

Di seguito tutte le informazioni utili per inviare la propria candidatura.

Per accedere ai servizi di compilazione e presentazione domanda sulla piattaforma DOL occorre essere riconosciuto dal sistema, che può avvenire in due modalità:

Per accedere ai servizi di compilazione e presentazione domanda sulla piattaforma DOL occorre essere riconosciuto dal sistema, che può avvenire in due modalità: 1. I cittadini italiani residenti in Italia o all’estero e i cittadini di Paesi extra Unione Europea regolarmente soggiornanti in Italia possono accedervi esclusivamente con SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale agid.gov.it/it/piattaforme/spid sono disponibili tutte le informazioni su cosa è SPID, quali servizi offre e come si richiede. 2. I cittadini appartenenti ad un Paese dell’Unione Europea diverso dall’Italia o a Svizzera, Islanda, Norvegia e Liechtenstein, che ancora non possono disporre dello SPID, e i cittadini di Paesi extra Unione Europea in attesa di rilascio di permesso di soggiorno, possono accedere ai servizi della piattaforma DOL previa richiesta di apposite credenziali al Dipartimento, secondo una procedura disponibile sulla home page della piattaforma stessa.

Importante: Possono presentare domanda i giovani senza distinzione di sesso che, alla data di presentazione della domanda, abbiano compiuto i 18 e non superato i 28 anni di età (28 anni e 364 giorni) e siano in possesso dei seguenti requisiti: • cittadini italiani oppure • cittadini degli altri Paesi dell’Unione europea oppure • cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti; non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici o di criminalità organizzata. Non costituiscono cause ostative alla presentazione della domanda di servizio civile: aver interrotto il servizio civile nazionale a conclusione di un procedimento sanzionatorio a carico dell’ente originato da segnalazione dei volontari; aver già svolto il servizio civile nell’ambito del programma europeo “Garanzia Giovani” e nell’ambito del progetto sperimentale europeo IVO4ALL. I volontari impegnati, nel periodo di vigenza del presente bando, nei progetti per l’attuazione del Programma europeo Garanzia Giovani possono presentare domanda ma, qualora fossero selezionati come idonei, potranno iniziare il servizio civile solo a condizione che si sia intanto naturalmente conclusa – secondo i tempi previsti e non a causa di interruzione da parte del giovane – l’esperienza di Garanzia Giovani.

Per qualsiasi informazione è inoltre possibile rivolgersi presso la sede in Viale del Basento n. 102, Potenza – tel. 0971601056.

IN ALLEGATO I PROGETTI

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pdf-icon-png-pdf-zum-download-2Calendario selezioni “La droga c’è imparo a gestirla” – Fattoria Sociale “Le 3 Querce”
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pdf-icon-png-pdf-zum-download-2Graduatorie selezioni “La_droga_cè_imparo_a_gestirla” – Associazione Insieme e Fattoria Sociale “Le 3 Querce”
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Niente di nuovo sul fronte libico?

NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE LIBICO?

Khalifa Abo Khraisse a Potenza per parlare della “Questione Libica”

tripoliIeri sera il Ce.St.Ri.M. ha ospitato Khalifa Abo Khraisse, regista e sceneggiatore libico, corrispondente dalla Libia per l’Internazionale, noto settimanale di informazione, per un evento dal titolo eloquente: “Cosa sta succedendo in Libia?” È vero, tutti ormai abbiamo il nome “Libia” stampato nella mente. Rappresenta il punto iniziale di un segmento che collega i flussi migratori alle nostre coste, e non c’è bisogno di dire quanto ne abbiamo piene le orecchie di notizie sull’immigrazione e sui migranti. Khalifa, anche con una straordinaria ironia, ci permette però di zoomare sul grande indefinito punto nero di quel Paese, sulle dinamiche geopolitiche che contrappongono Serraj, attuale presidente riconosciuto dall’ONU come legittimo reggente dello Stato e Haftar, generale che guida l’assedio a Tripoli, cuore e capitale della Nazione. Si parla di mosse politiche, certo, degli schieramenti che si contendono il potere e il diritto a guidare lo Stato, dei forti interessi economici che riguardano la distribuzione delle risorse, principalmente petrolifere, verso il nord-ovest del mondo, ma il focus non è né sugli scettri nè sulle monete. Khalifa si concentra sul popolo e ci racconta di come la questione libica sia come la sua prima esperienza dal barbiere in Italia. Quest’ultimo gli aveva assicurato di saper parlare bene l’inglese, ma alla sua richiesta di dare “giusto una spuntatina” aveva falciato alla base i capelli con la macchinetta. Allo stesso modo le potenze, interne ed esterne, sostengono di conoscere la Libia, ma il suo popolo rimane tutt’oggi inascoltato, invisibile, inesistente. Nessuno si preoccupa per loro. L’Occidente è troppo impegnato a condurre una trattativa che va avanti dai tempi di Gheddafi, immodificata nonostante cambino nomi e volti: Quanti galloni di petrolio si possono portare ad Ovest? A quanto? Quanti migranti potete trattenere nel frattempo? A quanto? La conoscenza che abbiamo della Libia si ferma al numero di barili fratto, o moltiplicato, a seconda del colore politico, il numero di persone che non vengono a tediarci con la paura, con la guerra, con la povertà da questo lato della barricata. L’informazione comandata, sia essa filo-Serraj o filo-Haftar, che non fa trapelare nulla delle reali condizioni dei Centri di Detenzione del Paese, è perfettamente adeguata allo scopo. In questo modo le questioni migratorie offuscano un reale dibattito sul senso della guerra, e il gioco dei troni versione nord-Africa offusca le questioni umanitarie. È un gioco delle tre carte in cui, come sempre, vince il banco, in cui, come sempre, ciò che vediamo è sempre almeno un terzo di ciò che succede sull’altra faccia della medaglia. Mentre le Nazioni Unite, che come primo scopo, nella loro mission, hanno la promozione della pace, sovvenzionano la guerra, Italia compresa, qui nel Grande Stivale dibattiamo sulla chiusura e/o sulla sicurezza dei porti.

“Non ci interessa, in sostanza, di cosa stia succedendo in Libia, caro Khalifa. Tu, povero illuso, che hai accettato di essere relatore in un incontro ancor prima di sapere dove fosse stato organizzato, devi fartene una ragione: in occidente siamo un popolo di barbieri che parla solo attraverso frazioni o prodotti. La tua lingua non la capiamo o non ci interessa capirla. Mi dispiace, ma dovrai tornare indietro, per di più con un orrendo taglio di capelli.” E tu? Sottoscrivi o comprendi quanto quello che sta succedendo in Libia ci riguarda da molto vicino?

Ufficio Stampa Insieme
Fabio Stefanelli

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Quale “soluzione” per Quale risultato – un approccio lessicale e matematico

QUALE “SOLUZIONE” PER QUALE RISULTATO

Capitolo 1 – Un approccio lessicale e matematico

big-brotherGUERRA è Pace
Sicurezza è CONTROLLO
IGNORANZA è Forza

In questi ultimi mesi molto si sta parlando di Sicurezza. Ci troviamo di fronte a binomi sempre più inscindibili: Italia Sicura, Case Sicure, Scuole Sicure. Tutto molto giusto. Questo, dal punto di vista pratico, in ogni caso, si è tradotto e si sta traducendo in più controlli, più telecamere, più rigore. La linea politica e sociale è chiara e lineare: di fronte alla Paura si risponde con il Controllo. Certo, se ci si potesse soffermare, in questa ansiosa frenesia, ci si accorgerebbe che Sicurezza e Controllo non sono neanche lontanamente sinonimi, da nessun punto di vista, neanche da quello puramente lessicale. Anzi, il Controllo è compagno dell’Insicurezza, che guarda caso è proprio l’esatto contrario di Sicurezza. Siamo Insicuri, che ridotto ai minimi termini vuol dire che abbiamo poca fiducia. Sostituendo quest’espressione ai termini iniziali, il risultato è che abbiamo poca fiducia nell’Italia come “casa accogliente”, poca fiducia nelle forze dell’ordine a protezione delle nostre case, poca o nulla fiducia negli insegnanti e negli alunni, torturatori o spacciatori. La nostra risposta rimane comunque il Controllo.

Tagliare + Soffocare x Solitudine. Tagliare l’accoglienza, rendendo possibile solo quella che bada esclusivamente al guadagno; Soffocare la libertà, aggiungendo telecamere e cani laddove c’è violenza e droga, anche nella scuola; legalizzare la Solitudine. Siamo soli. Dobbiamo proteggerci da soli, vedercela da soli, crescere da soli. Se l’unione fa la forza, la solitudine ci rende vulnerabili. Insicuri appunto.
+ Controllo = + Insicurezza → + Insicurezza = + Controllo.
Stiamo promuovendo un’Italia InSicura, delle Case InSicure, delle Scuole InSicure. Voi che ne pensate, siete “sicuri” che il Controllo sia l’unica via verso la Sicurezza? L’ardua sentenza non spetta ai posteri, ma a noi tutti. Oggi.

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Casa dei diritti si traduce in inglese per Picerno, Capitale dei Diritti dei più deboli

CASA DEI DIRITTI SI TRADUCE IN INGLESE PER PICERNO, CAPITALE DEI DIRITTI

WhatsApp Image 2019-04-12 at 11.17.47In questi giorni, nell’ambito dell’iniziativa Capitale per un giorno, in cui Picerno è diventata Capitale dei diritti dei più deboli, Casa dei Diritti ha ospitato il Vito Marcantonio Forum da New York. Il percorso interattivo sulla Costituzione e la Giustizia si è rivestito di internazionalità dialogando in inglese con chi, dall’altro lato del mondo, non ha dimenticato le proprie radici. ___Quando si parla di Idee, di Valori condivisi, si parla la stessa lingua, anche se con due idiomi diversi. E con Vito Marcantonio, originario di Picerno, avremmo parlato la lingua di chi si schiera sempre dalla parte dei più deboli, degli esclusi, degli ultimi. Dei Diritti. Perchè Diritto vuol dire Giustizia. Non c’è l’uno senza l’altra e viceversa.WhatsApp Image 2019-04-12 at 11.14.02 ___Casa dei Diritti, l’esposizione permanente a Picerno Città Sociale, incarna appieno questa filosofia, e si propone come presidio per la memoria e la riflessione in un viaggio che parte dalla fine del nazifascismo ed alla faticosa, rapida e grandiosa opera della costituzione e della giustizia italiana ed approda laddove quella giustizia è stata difesa a caro prezzo, laddove quella costituzione è stata protetta a costo della vita dalla prevaricazione dei pochi. I volti e le sagome dei “Titani” della lotta alla malavita organizzata ci guidano, attraverso le installazioni creative, nella comprensione della Mafia che, nonostante abbia, in quanto fenomeno umano, un inizio ed una fine, è ancora viva ed in piena attività, lavorando in modo più nascosto, meno appariscente, dietro le distrazioni socio-politiche attuali.

    In un periodo in cui i Diritti non fanno più audience, Casa dei Diritti resta aperta, pur se poco conosciuta e sfruttata sul territorio locale, per le scuole ed i cittadini, per rifondare la cultura della Giustizia sopra quella della Legalità, del Desiderio sopra quella del Dovere, della Libertà sopra quella della sua illusione.

Per saperne di più su Casa dei diritti clicca qui
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Il round contro il vuoto

IL ROUND CONTRO IL VUOTO
Da Million Dollar Baby alla Comunità Terapeutico-Riabilitativa

“Ognuno di noi è portatore di una mancanza da quando nasce.”

Caspar David Friedrich - Il viandante sul mare di nebbia - Hamburger Kunsthaal, Amburgo
Caspar David Friedrich – Il viandante sul mare di nebbia – Hamburger Kunsthaal, Amburgoclicca sull’immagine per saperne di più

È da qui che prosegue il viaggio tematico dei ragazzi nel “gruppo del Martedì”, una serie di incontri condotti dal direttore della Comunità, Mimmo Maggi, per portare la riflessione ad un livello diverso, più colloquiale, più umanistico, se vogliamo, rispetto alle altre attività svolte a Potenza Città Sociale. L’obiettivo è offrire agli ospiti l’opportunità di incuriosirsi di ciò che vedono e vivono, allenarsi al pensiero che connette, che collega l’esperienza quotidiana, che spesso scivola via lungo la frenesia di tutti i giorni, con la capacità di scendere nel profondo, nell’essenza delle cose, di sé stessi. Non è un gruppo terapeutico, ribadisce il direttore, non si entra nelle storie di ciascuno, non ci sono regole o setting pre-impostati. Gli unici requisiti sono il desiderio di ascoltare, di riflettere e, conseguentemente, la presenza fisica e “spirituale”. È necessario accogliere ed elaborare, fare propri concetti talvolta complessi ed usarli all’interno del proprio percorso personale, nel modo in cui si ritiene possibile.

Si parte da spunti apparentemente superficiali, come una frase, un passo della Bibbia, un film, e si approfondiscono alcuni aspetti, si rimescolano, si arricchiscono con parallelismi ed analogie. Oggi si partiva da Million Dollar Baby, il film di Clint Eastwood, che interpreta anche uno dei personaggi principali, con Hilary Swank e Morgan Freeman.

L’ambientazione principale è una polverosa palestra di periferia, di quelle consumate dal tempo e dall’utilizzo, che non danno l’idea di grandi pretese né aspettative. La gestisce Frankie-Eastwood, ex pugile, ora allenatore e manager, insieme a Scrap-Freeman che si prende cura della palestra, ex allievo di Frankie nonché suo unico amico, cieco da un occhio in seguito ad un incontro andato particolarmente male. Million Dollar BabyUn giorno si presenta da loro Maggie-Swank, che insiste a lungo per poter essere allenata da Frank, nonostante abbia già 32 anni. Oltre ad essere un’età avanzata per cominciare a fare boxe, probabilmente è anche molto vicina a quella della figlia di Frankie, una donna di cui conosciamo solo l’avversione per le lettere che il padre le scrive con costanza, lettere che tuttavia tornano sempre indietro, mai aperte. Quando finalmente l’anziano allenatore si decide ad accogliere la giovane donna, la sottopone ad allenamenti duri ed estenuanti, che Maggie utilizzerà, insieme alla sua forza di volontà, per vincere diversi incontri, fino a gareggiare per il titolo mondiale.

È chiaro come il tema del vuoto attraversi l’intero film, ad esempio nella mancanza di una famiglia affettuosa per Maggie o nella lontananza della figlia per Frankie, uomo indurito e pieno di dubbi. È proprio su tale mancanza, tuttavia, che avviene l’incontro tra di loro. È a partire da quel vuoto che Maggie diventa “il mio tesoro” per Frankie. La giovane donna cerca un’appartenenza, una scintilla che rianimi il fuoco spento dal non essersi mai sentita amata nella sua famiglia, l’anziano burbero cerca un riscatto, una persona da proteggere e promuovere, per sanare la ferita aperta dalla rottura della relazione con una figlia, o il suo fantasma. È solo attraverso l’impegno reciproco che riescono a risollevarsi e, sostenuti anche da Scrap, a lottare per il titolo mondiale. Il prezzo da pagare sarà alto, e porterà Frankie a pentirsi di aver assecondato il desiderio di gareggiare della ragazza. Sarà Scrap a rincuorarlo, portandolo a riflettere su quanto, al di là dell’esito, le abbia offerto la possibilità di raggiungere il suo sogno più grande, di colmare la mancanza che si portava dietro.

Million Dollar Baby parla, in fondo, anche degli ospiti della comunità, anzi, di tutti noi. Nel momento stesso in cui usciamo dalla pancia di nostra madre ci separiamo per sempre dalla completezza, dalla perfezione, e veniamo messi di fronte al limite, alla mancanza. Ciascuno di noi, nessuno escluso, è chiamato nel corso della propria vita a fare i conti con quel pezzo che ci manca. È proprio la mancanza che ci spinge a dare un senso alla nostra vita, a costruire una vita piena. Quando, però, c’è una difficoltà ad alimentare la scintilla di vita quella stessa mancanza si trasforma in un vuoto incolmabile, un’angoscia che bisogna a tutti i costi riempire. Talvolta con la relazione con una persona, talvolta con particolari attività, talvolta con le sostanza, che illudono di raggiungere quella situazione idilliaca del grembo materno brutalmente preclusa. Il piacere diventa allora godimento senza limite.

Il Padre è posto a guardia di tutto questo. Non “Padre” inteso come genitore di sesso maschile, ma come modello, come funzione. Padre è tutto ciò che simbolicamente rimanda alla figura che taglia il cordone ombelicale che ci lega al materno, a quelle fantasie di fusione. Padre è Frankie, che aiuta Maggie a tagliare il filo con la sua storia di sofferenza, di cui si era nutrita fino all’incontro con l’ex-pugile; è ciò che ci strappa via dalle protesi che abbiamo costruito per avere l’illusione di poter riacquistare la completezza, la perfezione quando e come vogliamo. Tutto e subito. Padre significa “Legge”, che nulla ha a che fare con il senso giuridico del termine. Si parla di una Legge interna, “intrinseca” dell’umanità che, se tende a scomparire in quel Grembo Materno, fatto di onnipotenza, di Follia nella sua accezione più profonda di “condizione in cui tutto diviene possibile”, viene rappresentata dall’Uomo portatore del limite, della realtà. E con essi dei valori per potervi far fronte. È interiorizzando il Padre, la “Legge”, con la fatica di un pugile che si allena, che siamo in grado di superare il nostro sogno originario di colmare il vuoto e di diventare ciò che siamo e che potremmo essere proprio attraverso la mancanza. È il piacere che coesiste e si colloca nella Legge, nella “Parola del padre” che ci permette di coltivare il desiderio di vita e di “innamorarci del limite”, abbandonare cioè la fantasia di onnipotenza, di onniscienza, in favore di ciò che possiamo e vogliamo essere.

Il problema della “dipendenza”, da questa prospettiva, non è la Morte. Si può morire anche semplicemente inciampando e finendo con la testa contro uno sgabello, per quanto le sostanze in particolare ne aumentino il rischio. Il problema della dipendenza è l’inesistenza della Vita, rifugiarsi nel pubblico, spettatori della propria esistenza, invece di combattere sul ring; nascondersi nella pancia della mamma invece di fare i conti con le proprie ferite, i propri limiti, i propri vuoti. Arrendersi.

La Comunità, fatta dai terapeuti, dagli operatori, ma anche dagli altri ospiti, si assume la responsabilità di essere Frankie e Scrap allo stesso tempo. È Frankie nel momento in cui tende alla Maggie della situazione una mano per incoraggiarla ad incanalare la scintilla di vita sopita dai vuoti vissuti, ma è anche Scrap, nel momento in cui si prende cura dei luoghi e delle persone, del funzionamento della palestra più difficile, quella della vita. La Comunità permette di fare uso di un Padre per ingerirlo al proprio interno e portarlo con sé una volta fuori dai cancelli. Alla base, tuttavia, c’è l’impegno e la fame di vita di Maggie, dell’ospite. Può accadere che oltre i confini della “Città Sociale” qualcuno muoia, questo lo si mette in conto. Ma chiunque muore, muore da guerriero, da lottatore. Muore da combattente, dopo essersi allenato in Comunità per inseguire il proprio Sogno. La sconfitta è una vittoria, molto più di quanto non lo sia una resa.

Ufficio Stampa Insieme

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EQUIPE


MARIAELENA BENCIVENGA

MARIAELENA BENCIVENGA

Presidente
DOMENICO MAGGI

DOMENICO MAGGI

Direttore C.P.I.
ANGELA BARAGLIA

ANGELA BARAGLIA

Operatore
CARMEN FUSCO

CARMEN FUSCO

Vice Direttore
DOMENICO MAROSCIA

DOMENICO MAROSCIA

Medico Chirurgo
PIERO GAROFOLI

PIERO GAROFOLI

Operatore
GIANLUCA GUIDA

GIANLUCA GUIDA

Operatore
SABATO ALVINO

SABATO ALVINO

Psicologo
AMEDEO SALVIA

AMEDEO SALVIA

Operatore
FABRIZIO CERBASI

FABRIZIO CERBASI

Psicologo
LETIZIA TOMASIELLO

LETIZIA TOMASIELLO

Sociologa
GIOVANNI PICCINOCCHI

GIOVANNI PICCINOCCHI

Operatore
VINCENZO PIGNONE

VINCENZO PIGNONE

Operatore
FLAVIA SALVIA

FLAVIA SALVIA

Resp. Amministrazione
ANDREA BARRA

ANDREA BARRA

Psichiatra
FRANCESCA LUCIBELLO

FRANCESCA LUCIBELLO

Psicologa
LETIZIA MARTINELLI

LETIZIA MARTINELLI

Resp. Segretaria
FELICIANA FARENGA

FELICIANA FARENGA

Educatore
LAURA LA TORRE

LAURA LA TORRE

Operatore
FABIO STEFANELLI

FABIO STEFANELLI

Psicologo
GIANNOFRIO MASESSA

GIANNOFRIO MASESSA

Psichiatra
Giovanna Nolè

Giovanna Nolè

Psicologa
Adamo Pace

Adamo Pace

Operatore
Indirizzo:
viale del basento, 102
85100 Potenza (PZ)
Telefono:
0971.601056 – 0971.1800833
Fax:
0971.506444
Cellulare:
338.9905806
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