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Libera e Insieme nella “Giornata della memoria e dell’impegno
per le vittime delle mafie”

DSC_0252 La mafia uccide, il silenzio pure. Quel silenzio pesante, asfissiante, così carico che sembra perennemente sul punto di esplodere, e invece nulla lo attraversa. È lì, rancido, putrescente, come un carcassa che nutre i vermi e si disperde nel terreno. Combatterlo, sempre. È questo il senso più profondo della commemorazione del 21 Marzo organizzato da Libera, un evento itinerante, che ogni anno viene ospitato in una città diversa sul suolo italiano. Quest’anno è stata scelta Padova, e l’iniziativa ha visto il coinvolgimento non solo di tutto il Veneto, ma anche del Trentino Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, un’estesa area, in cui le mafie hanno saputo intrecciarsi con la realtà politica ed imprenditoriale del territorio, agendo, come sempre, da dietro le quinte, nascosta sotto lo strato superficiale della grande produttività locale. Da Potenza, però, non potevamo non partecipare a nostro modo. È per questo che stamattina Potenza Città Sociale si è spostata sulle sponde del Basento, in corrispondenza del ponte Musmeci, e si è unita a Libera e ad alcune scuole medie e superiori del territorio per ricordare insieme chi alla lotta alla mafia ha dato la propria vita. Non è stata una di quelle cerimonie cariche di cordoglio, in cui, a testa bassa, labbra sigillate ed occhi chiusi, si vive il proprio dolore in compagnia. Tutt’altro. Lì, affianco al fiume che frusciava la propria presenza, all’ombra delle arcate liquide della grande struttura di cemento, c’era si commozione, ma quella colma di grinta, perfino di rabbia, affiancata dalla giovialità tipica delle scolaresche e che circola anche fra i ragazzi del nostro CSE a Picerno, presenti anche loro. A testa alta e orecchie ben aperte, condividevamo pensieri, note e parole, che rombavano attraverso le casse ad alto volume montate su uno dei costoni non distante dal corso d’acqua. Cantavamo l’impegno, urlavamo la memoria, e la voce di quasi tutti i presenti, ad una ad una, separatamente, si univa in un coro che piantava croci tutt’intorno. Era come una melodia, ed ogni suono era il nome di una delle vittime della mafia. Mille note, quasi tre quarti d’ora di canzone, adagiate sugli arpeggi di una chitarra in sottofondo. Se può sembrare difficile pensare di dover ascoltare mille nomi, viverlo lo è ancora di più. È straziante, sembrano non avere mai fine. Falcone, Borsellino, Impastato, paiono materializzarsi per un istante fra la folla, affianco ad altri sconosciuti ai più, uomini e donne, settentrionali e meridionali, italiani e stranieri a cui oggi abbiamo reso l’onore che meritano. DSC_0298
Leggerli, affidarli al vento, che spirava in ogni direzione, accarezzando le “pietre d’inciampo” disposte sul viale alberato, proprio come i fiori colorati lasciati poi dagli studenti sul letto del fiume, proprio come il rullo dei Tamburi dei Briganti colpiti con vigore in apertura e chiusura, è stato un po’ come lanciare pietre in uno stagno, per far sì che le onde infrangessero il muro dell’oblìo sempre in agguato, pronto ad inghiottire il ricordo di tutti quei soldati della legalità morti per noi; è stato come affermare con forza che non li lasceremo andare via in silenzio, perché il loro sacrificio è seme per i nostri fiori, la loro battaglia e le loro idee vivono attraverso di noi; è stato come fare l’appello per chi ha combattuto ed ora non c’è più, per sentire la presenza non solo di chi veniva chiamato, ma anche e soprattutto di chi chiamava. La mafia uccide, il silenzio pure. Ma il ricordo riporta in vita e l’impegno rende invincibili. Non lasciamoci soli.

Ufficio Stampa Insieme

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